Dopo qualche settimana durante la quale si sono affievoliti i commenti sulla situazione iraniana, i giovani della rivoluzione verde, perennemente in marcia e perennemente in lotta, vedono di nuovo gli occhi del mondo puntati su di loro; ciò in seguito al massacro di dimostranti avvenuto in occasione della celebrazione dell’Ashura (http://it.wikipedia.org/wiki/Ashura). Arresti, aggressioni, uccisioni, dispersione dei manifestanti ad opera delle forze regolari e dei basiji sono ripresi con veemenza. I basiji rappresentano poi una forza al di fuori di un qualsiasi controllo costituito o riconducibile ad un solo capo. Questa forza paramilitare inizialmente fondata dall’ayatollah Khomeini in occasione della rivoluzione del 1979 e formalmente sottoposta ai pasdaran (la Guardia della Rivoluzione) si riallaccia molto più di frequente in realtà ai singoli centri religiosi territoriali e delle volte si emancipa addirittura da qualsiasi comando per intraprendere azioni di violenza dettate da un personale ideale di giustizia religiosa.

Due punti cruciali devono essere sottolineati dopo queste prime parole:

il primo è che nonostante i media abbiano nelle scorse settimane spostato l’attenzione su altri temi, che fossero di politica interna o anche internazionale ma più “confacentisi all’atmosfera natalizia”, le marce inarrestabili dei giovani studenti ma anche di tanti altri uomini e donne iraniani non sono mai cessate…e tutto ciò mentre questo o quell’altro cronista indicava come “evento dell’anno 2009″ un qualche accadimento, diverso per ogni Paese,  dell’ultimo paio di settimane…dimenticando che oggi c’è un popolo che a costo della vita, e già da mesi,  lotta per la Democrazia!

il secondo è che la ragione alla base della rivolta, dell’incendio nel cuore dell’Iran, è proprio la richiesta di democrazia contro il nesso opprimente, anacronistico e ormai marcio di Stato e religione. Dal 1979 l’Iran è infatti una Repubblica Islamica nella quale la legalità e i diritti sono ostaggio di una concezione religiosa fondamentalista che si estende a regolare ogni ambito della vita sociale degli iraniani. Per tale ragione un presidente come Ahmadinejad viene visto da molti dei cittadini iraniani più come un individuo dalle capacità limitate, marionetta nelle mani degli Ayatollah, e la lotta è diretta contro il broglio elettorale indicato dai dimostranti come atto a mantenere il Paese incastrato nell’immobilismo e lontano da una svolta democratica.

Molti quotidiani riportano le notizie degli scontri di questi giorni, i numeri delle persone coinvolte…Noi a partire da oggi qui sul blog ci proponiamo invece di sottoporvi delle brevi analisi, per confrontarci con voi e tenere viva l’attenzione e la sensibilità sui diritti umani di questo popolo e quelli di tutti i popoli che lottano per un senso della democrazia, forse quasi dimentico nel mondo occidentale.

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