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Posts Tagged ‘rivoluzione’

La Democrazia Indignata o Dei Limiti del Potere

 

Da mesi, ormai, due sono i temi che occupano le prime pagine dei giornali, le colonne in alto delle sezioni web e gli schermi televisivi. Da una parte abbiamo la crisi economica o, meglio a dire, la crisi finanziaria, che, dopo avere travolto gli Stati Uniti e le sue Banche, ha preso ad abbattersi con vigore sferzante e con veemenza contro i mercati europei… è una crisi della Banche e tuttavia lo diviene della società. Ciò da quando alcune aziende hanno preso a chiudere, altre recedono dalla sottoscrizione dei contratti collettivi nazionali e infine altre vedono industriali attaccati alla loro cravatta spadroneggiare all'interno degli stabilimenti per poi tremare dinanzi al Palazzo della Borsa. L'altro tema è il sollevamento popolare e la rivolta che da mesi, e in qualche caso, da uno o più anni oramai, stanno investendo l'Africa e il Medio Oriente. In quest'ultimo caso, diversi sono stati i risvolti e gli equilibri, mi sento di dire ancora tutti intermedi, raggiunti a seconda del caso: la repressione e una resistenza sofferta in Iran e in Siria, un rovesciamento inizialmente apparso facile e democratico in Egitto, fino alla soppressione di un dittatore in Libia.

 

Forse, se da mesi questi due fenomeni, apparentemente estranei l'uno all'altro, dominano il mondo dell'informazione e tengono tante aree del nostro Pianeta con il fiato sospeso, esiste un motivo. A guardare più da vicino, difatti, sembra di cogliere più di qualche elemento in comune.

 

Per prima cosa, c'è in entrambi i casi un'agitazione (ormai in piena fase di espressione nei Paesi in via di sviluppo e latente, pian piano montante nei Paesi industrializzati) dovuta allo scollamento tra istituzioni e Paese reale. Non è un fatto meramente politico e istituzionale, si tratta invece di un chiodo piantato direttamente nel cuore, nel centro vitale, della Democrazia che rischia di soffocarla irrimediabilmente. Poiché un modello di democrazia diretta sull'esempio ateniese non è immaginabile nell'universo odierno, il rapporto di fiducia tra cittadini elettori e loro rappresentanti è un principio sacro e cardine dell'ordine democratico.

Sia laddove la popolazione scende in strada e invoca la liberazione, sia laddove la gente si organizza in forme associative e solidali mirate a sopperire alla mancanza di Stato o si sviluppano forme organizzative "parastatali" quali la mafia, questo vincolo saldo e la fiducia in esso sono venuti meno. Questo succede in Europa come in Medio Oriente, nella medesima maniera.

 

Un altro fattore che oggi stupisce e che rende la realtà fuori controllo è la mancanza di mezzi adeguati a fare fronte a una tale situazione. L'Europa manca di statisti all'altezza, o realmente intenzionati, a risolvere una situazione che vessa le proprie popolazioni, che sappiano farlo toccando certi poteri forti e determinate lobby le quali, sebbene minacciate di essere travolte dalla crisi, si rifiutano di sopportare la crisi stessa e vorrebbero farla pagare ad altri. Nel contempo, la precaria situazione economica del mondo occidentalizzato sia nel Vecchio che nel Nuovo Continente non consente come nel passato un intervento "risolutivo" in determinati contesti critici e instabili esterni, sicché le rivoluzioni sono lasciate a loro stesse e libere di durare e logorare le dittature, anziché forzate a tirarle giù a colpi di cannone per poi vedere sostituito il tirannello di ieri con il fantoccio del nuovo "padrone” di oggi.

 

Infine, l'aspettativa del sovvertimento dell'ordine attuale. Da una parte, le popolazioni di Africa e Medio Oriente mirano a ottenere una rivoluzione dal basso che destituisca i tiranni e conferisca la parola al popolo per un primo e vero esperimento democratico. Dall'altra, anche le popolazioni dei diversi Stati Europei cominciano a mostrare segni di intolleranza e indignazione verso un sistema che ha finora sempre chiesto e si rivela adesso incapace di risolvere le stesse contraddizioni che ha creato: l'esito potrebbe essere una conferma del sistema liberale e liberista (tacciato però di avere limiti prima negati) oppure un suo definitivo tramonto e il tramonto dell'esperimento Unione Europea degli Stati.

 

La mancanza di un legame di fiducia e rappresentanza, la scarsità di strumenti morali e materiali per affrontare l'emergenza e l'aspirazione al cambiamento non possono che partorire un esito rivoluzionario quanto ignoto. Ancora una volta, in democrazia nessun esito è scontato quando la popolazione è indignata.

La Rete e la Pace

     

In un tempo in cui focolai di rivoluzione divampano in ogni angolo del mondo e un fuoco, oggi di distruzione, forse un giorno purificatore, avvolge molti Paesi dell’Africa e del Medioriente, su poltrone di velluto, al sicuro, si parla di Pace. Come alla festa di un’Organizzazione che combatte la povertà e gli abusi si levano in cielo calici di cristallo colmi di champagne, così a una Pace zoppa e orfana si cerca di attribuire Padri e Paladini.


Fioccano i nomi eppure un a
ttimo dopo scivolano via, senza convinzione e con un po’ di imbarazzo… Un’affermazione sfuggita, come scappata per sbaglio dalla sdrucitura di una giacca, è quella che vogliamo invece catturare. Per un attimo, l’ammissione c’è stata: il premio Nobel per la pace andrebbe a Internet.
E’ una di quelle metafore che ti vengono in mente per un attimo, e se non sei svelto abbastanza rischi di perderla per sempre. Si torna brevemente trai banchi di scuola, quando da bambini ci sentivamo dire che per aiutare un nostro simile “Non bisogna dargli da mangiare, ma insegnargli a pescare”. Ed è così: per troppo tempo alle popolazioni è stato dato Panem (et circenses) e invece serviva mettere nelle loro mani la Rete! È del web che hanno bisogno per imparare a pescare.
 

Perché la rivoluzione sembra una malattia contagiosa che si trasmette con l’aria? Perché la cura adottata dai governi è la permanenza al buio del paziente?


La risposta è: perché la rete globale, internet, ha cominciato a riempirsi e emerge ora dalle acque in cui certi governi hanno ricacciato le voci! La verità oggi non è quella della tv di regime nei Paesi mediorientali, della stampa controllata dai capi di governo: la verità arriva tanto più cristallina e fresca quanto più soffia da fuori, là dove nessun interesse la corrompe.


La verità è contagiosa, fa cadere castelli di carta e diffonde una fiducia e un’attesa nel cambiamento che non lascia indifferenti, neanche a migliaia di chilometri di distanza. Per questo la cura non è il buio (una delle prime misure dei regimi autoritari è stata quella di oscurare Youtube, Twitter, Facebook, ogni forma di social network e di impedire l’accesso al web). La cura della rivoluzione è il suo naturale sfociare in un’inversione dell’ordine della società, dove ciò che prima era in basso ora è in alto, e viceversa.
Quindi si scrive Internet, Informatizzazione e Informazione e si legge Pace, Diritti e Democrazia.

E sì, è merito di Internet se le ronde dell’esercito fuori dalla porta non impediscono agli oppositori di organizzarsi, è merito di Internet se in Iran la speranza di cambiare non è morta negli ultimi due anni e se i giovani sanno cosa è la Democrazia, cosa sono i Diritti Umani, qual è la loro storia e la loro centralità per il mantenimento della Pace nel mondo.


Egitto, Iran, Siria, Libia, Yemen… gli uomini forti di quei Paesi sono rimasti nudi, i veli di menzogne e costrizione cadono, giorno dopo giorno, la società diventa un calderone in ebollizione con correnti ascendenti e discendenti. Ciò non sarebbe possibile se le informazioni non fossero libere e accessibili a tutti.


Michel Massefoli dice: “Attraverso internet si disegna un ordine che sfugge alla verticalità delle istituzioni e favorisce l’orizzontalità di una solidarietà comunitaria”.
Quel che dico io è: Internet è un’altra forma, forse quella odierna, che si è data la Piazza.

 

 

Le due facce dell’Iran

L’Iran,

in questo primo febbraio del secondo decennio del XXI secolo mi fa pensare letteralmente a un fiore nel deserto, un fiore che spine irte e pungenti trafiggono…

Pensando alla Comunità Internazionale, mi viene in mente un finto giardiniere che, guardandosi intorno, cerca esclusivamente piante da frutto e scansa il fiore preoccupandosi solo di una cosa: continuare ad atteggiarsi a guardiano.


Non si può non rimanere sgomenti nel mettere insieme le notizie che sconnesse ci arrivano dai media…destano già preoccupazione e un fremito in chi guarda dietro alle righe dell’ansa e assumono proporzioni ben maggiori se ci si ferma a pensare all’insieme del contesto.

L’Iran ad oggi è menzionato più in relazione all’allarme arricchimento dell’uranio che per citare le repressioni che colpiscono una grande parte della popolazione.


verdeQuesto primo particolare assume già connotati drammatici: ma come? Il Paese degli uomini e delle donne della rivoluzione verde, lasciati a se stessi o meglio alle bastonate delle milizie basiji, alle minacce di Khamenei e dei vertici religiosi e alle dichiarazioni folli di Ahmadinejad, appare poi sotto i riflettori dei media di tutto il mondo e viene additato a pericolo per la democrazia in relazione alla politica dei capi? Che politica è questa quindi? Una che coinvolge solo i rappresentanti diplomatici e le forze delle maggioranze dei Paesi? Dove è finita la politica democratica, dove le Organizzazioni nate nel secondo dopoguerra a tutela dei diritti delle minoranze, dei popoli, degli oppressi, dei manifestanti…di chi aspira a un rinnovamento democratico?


E ancora…a proposito delle azioni mirate a contrastare l’arricchimento dell’uranio (che ad oggi non registra comunque ancora percentuali allarmanti), si è citato l’isolamento dell’Iran, misure di embargo..Qui dunque il pungno di ferro non delude le aspettative e si procede altrimenti che per timidi avvertimenti.


La mia riflessione si sviluppa su un triplice livello e rimane ovviamente aperta all’arricchimento da parte di altre opinioni e pensieri: 1) Con quale diritto alcuni Stati che arricchiscono l’uranio e che hanno in passato fatto uso deleterio dell’atomica si arrogano oggi il potere di decidere chi sia autorizzato a fare lo stesso e chi no? 2) Purtroppo non possiamo negare che la Guardia della Rivoluzione al potere in Iran e lo stesso Ahmadinejad che imperterrito rimane al potere nonostante le proteste, le violenze e i morti che si contano sempre più numerosi da luglio 2009, rappresentino una forza fuori dal controllo e non facilmente gestibile. 3) Tuttavia misure quali l’embargo, l’interruzione degli scambi commerciali la chiusura delle frontiere sono efficaci nel dissuadere un progetto di armamento atomico dei vertici iraniani più di quanto non possano esserlo nell’affamare e vessare ulteriormente la popolazione?…quindi nello spegnere quell’anima già provata della democrazia iraniana?


Il sistema internazionale presenta enormi falle e il caso dell’Iran lo dimostra più di qualsiasi altro.

I diritti fondamentali di uomini, donne, anziani, bambini sono giorno dopo giorno calpestati, così che in Iran non si ha più sicurezza neanche della vita, tanto meno del potere levare liberamente la propria voce o dell’essere messi in grado di costruire un’alternativa futura valida a un regime odierno.

Quando arriverà il giorno in cui potremo levare la Dichiarazione dei Diritti Umani e sentire che essa viene rispettata con vero rigore e presa a punto di riferimento, quando la smetteremo di appoggiarci a protocolli e convenzioni passeggeri? I diritti fondamentali degli individui non “passano” mai…


K.F.

 

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