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Una lezione di sicurezza e libertà

Benjamin Franklin

Da quella famosa data di settembre, in cui il mondo si è ritrovato con gli occhi incollati allo schermo della tv, a casa o per strada, il senso di molte cose e di molte azioni anche quotidiane si è modificato. Alcuni gesti prima

spontanei hanno preso a essere condotti in maniera esitante o circospetta, i confini tra alcuni concetti sono divenuti labili a tratti, altre volte i contorni si sono sovrapposti in maniera tale da renderli difficilmente distinguibili. Così è per i concetti di: antiterrorismo, sicurezza e libertà.

Il concetto di libertà può inoltre, a parere di chi scrive, essere pensato come bipartito in: libertà personali e privacy. Questa ultima, pur rientrando nella sfera delle libertà personali può essere pensata più sul piano passivo (difesa da intrusioni e delimitazione del proprio campo) mentre con il concetto di libertà vogliamo intendere la parte attiva (libertà di spostamento, di espressione delle proprie idee).

 

I fatti di Mosca di questa settimana, preceduti prima dai fatti statunitensi, spagnoli, inglesi e da quelli del mondo extraeuropeo ci hanno presentato un terrorismo che può palesarsi all’improvviso sia sul piano interno (attentati, atti dimostrativi) sia su quello esterno (rapimenti, ostaggi, esecuzioni mediatiche).

La paura ha preso a disseminarsi nel nostro mondo, il pericolo a essere percepito come sempre più tangibile…all’indomani dell'11 settembre 2001 sui forum di un quotidiano italiano, pescavo, tra le altre, la dichiarazione di un uomo di Roma che scriveva: “Io e mia moglie pur lavorando nello stesso posto, abbiamo deciso di cominciar a prendere due metropolitane diverse, per minimizzare i rischi che corre nostra figlia”. La vita quotidiana è cambiata.

aereoAnche la vita politica ha subito un reindirizzamento evidente dimostrato dal trionfo prevalente delle destre in Europa che hanno vinto sul piano elettorale a colpi di sicurezza, nazionalismo, chiusura dei confini, a volte xenofobia.

In Italia questo tema è stato sottolineato e la sua esigenza ribadita con diversi decreti legge e con azioni che hanno delle volte mostrato il gusto dell’eccesso, davvero risicatamente al confine con la tutela e il rispetto dei diritti umani (impronte digitali per i bambini rom, denuncia dei clandestini da parte dei medici), e hanno tuttavia sollevato una reazione che ha funto da freno da parte della società civile.

L’antiterrorismo, la sicurezza si sono quindi a volte dimostrati un boomerang nel senso delle limitazioni della privacy (controlli video, telecamere, introduzione body scanner agli aeroporti, controlli minuziosi dei bagagli a mano, perquisizioni aumentate sull’onda della tensione) e delle libertà personali. In questo ultimo caso ciò riguarda sia i presunti soggetti esposti che i presunti sospetti.

Ed è proprio qui che il limite diviene sottile con la tutela dei diritti fondamentali dell’uomo: art.11 la presunta innocenza fino a prova di reato, art. 13 la libertà di movimento, art.14 la libertà a trovare rifugio in un altro Paese, a godervi asilo dalle persecuzioni, art.22 che tutela l’espressione della personalità e il godimento dei diritti sociali grazie alla concertazione internazionale, art.26 il diritto all’istruzione da ricevere nella stessa maniera rispetto a tutti gli altri e ancora l’art. 29 che sintetizza perfettamente allorché  sancisce il diritto a “essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica”.

Da una parte quindi la sicurezza non deve mai limitare il diritto di una persona esterna alla piena integrazione giuridica e sociale né minare la sua persona e dall’altra la sicurezza non deve divenire un limite alla libertà di espressione, di movimento, alla privacy, alla tolleranza e all’accoglienza.

Ben vengano dunque tutte quelle misure atte a tutelarci e a garantire la nostra incolumità di fronte a progetti criminali ma non dimentichiamo le parole di un grande uomo che aveva ben inteso oltre quale punto l’equilibrio rischia di crollare: per dirla con Benjamin Franklin. “ «Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza.»

 

K.F.

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Le due facce dell’Iran

L’Iran,

in questo primo febbraio del secondo decennio del XXI secolo mi fa pensare letteralmente a un fiore nel deserto, un fiore che spine irte e pungenti trafiggono…

Pensando alla Comunità Internazionale, mi viene in mente un finto giardiniere che, guardandosi intorno, cerca esclusivamente piante da frutto e scansa il fiore preoccupandosi solo di una cosa: continuare ad atteggiarsi a guardiano.


Non si può non rimanere sgomenti nel mettere insieme le notizie che sconnesse ci arrivano dai media…destano già preoccupazione e un fremito in chi guarda dietro alle righe dell’ansa e assumono proporzioni ben maggiori se ci si ferma a pensare all’insieme del contesto.

L’Iran ad oggi è menzionato più in relazione all’allarme arricchimento dell’uranio che per citare le repressioni che colpiscono una grande parte della popolazione.


verdeQuesto primo particolare assume già connotati drammatici: ma come? Il Paese degli uomini e delle donne della rivoluzione verde, lasciati a se stessi o meglio alle bastonate delle milizie basiji, alle minacce di Khamenei e dei vertici religiosi e alle dichiarazioni folli di Ahmadinejad, appare poi sotto i riflettori dei media di tutto il mondo e viene additato a pericolo per la democrazia in relazione alla politica dei capi? Che politica è questa quindi? Una che coinvolge solo i rappresentanti diplomatici e le forze delle maggioranze dei Paesi? Dove è finita la politica democratica, dove le Organizzazioni nate nel secondo dopoguerra a tutela dei diritti delle minoranze, dei popoli, degli oppressi, dei manifestanti…di chi aspira a un rinnovamento democratico?


E ancora…a proposito delle azioni mirate a contrastare l’arricchimento dell’uranio (che ad oggi non registra comunque ancora percentuali allarmanti), si è citato l’isolamento dell’Iran, misure di embargo..Qui dunque il pungno di ferro non delude le aspettative e si procede altrimenti che per timidi avvertimenti.


La mia riflessione si sviluppa su un triplice livello e rimane ovviamente aperta all’arricchimento da parte di altre opinioni e pensieri: 1) Con quale diritto alcuni Stati che arricchiscono l’uranio e che hanno in passato fatto uso deleterio dell’atomica si arrogano oggi il potere di decidere chi sia autorizzato a fare lo stesso e chi no? 2) Purtroppo non possiamo negare che la Guardia della Rivoluzione al potere in Iran e lo stesso Ahmadinejad che imperterrito rimane al potere nonostante le proteste, le violenze e i morti che si contano sempre più numerosi da luglio 2009, rappresentino una forza fuori dal controllo e non facilmente gestibile. 3) Tuttavia misure quali l’embargo, l’interruzione degli scambi commerciali la chiusura delle frontiere sono efficaci nel dissuadere un progetto di armamento atomico dei vertici iraniani più di quanto non possano esserlo nell’affamare e vessare ulteriormente la popolazione?…quindi nello spegnere quell’anima già provata della democrazia iraniana?


Il sistema internazionale presenta enormi falle e il caso dell’Iran lo dimostra più di qualsiasi altro.

I diritti fondamentali di uomini, donne, anziani, bambini sono giorno dopo giorno calpestati, così che in Iran non si ha più sicurezza neanche della vita, tanto meno del potere levare liberamente la propria voce o dell’essere messi in grado di costruire un’alternativa futura valida a un regime odierno.

Quando arriverà il giorno in cui potremo levare la Dichiarazione dei Diritti Umani e sentire che essa viene rispettata con vero rigore e presa a punto di riferimento, quando la smetteremo di appoggiarci a protocolli e convenzioni passeggeri? I diritti fondamentali degli individui non “passano” mai…


K.F.

 

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