Recent Posts
February 2012
M T W T F S S
« Jan    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
272829  

Posts Tagged ‘libertà’

Quando la Correzione diventa Violazione

Quando da bambini si andava a scuola, dopo la spiegazione e l’assegnazione dei compiti, arrivava il tanto temuto momento della “correzione”. Anche allora, questa parola incuteva un poco di timore, e tuttavia ne incuteva di più in chi aveva fatto male, mentre di meno in chi si era impegnato diligentemente. Le correzioni su qualcosa di sbagliato generavano un minimo di mortificazione, ma erano anche un irrinunciabile mezzo di apprendimento… e di crescita.

Quest’anno sta per volgere al termine e almeno l’aggettivo “correttivo”, abbiamo l’impressione, ci ha tenuto compagnia per dodici lunghi mesi. Poco da stupirsi: il “maestro” viene percepito come forte, e ancora di più se è in buona compagnia, di coloro che condividono le sue idee o, ancor meglio, i suoi interessi.

 

Questo succede in Italia con le misure correttive, che dovrebbero salvare il Paese e i cittadini, e che invece puniscono i giovani senza futuro, coloro che hanno duramente lavorato per decenni, le famiglie che con fatica si sono create un loro luogo e le piccole aziende, da sempre cuore pulsante del nostro Paese. Si stravolge la sintassi, la struttura quindi e l’impalcatura, e si lasciano solo i ghirigori di una storia e di una cultura. Del resto, dire la propria contro una legge sulla sicurezza sul lavoro costa una giornata di stipendio e magari l’occupazione, urlare contro la cancellazione di certi privilegi solo qualche passo fino al microfono. Tutto viene meno della "vecchia correzione": la paura in chi ha agito male (poiché appartiene spesso al gruppo degli impuniti), il carattere di ripristino dell'equità e il sostegno alla crescita. Ancora una volta, l'uomo comune cade sotto questa sensazione di impotenza e di ingiustizia di fronte a una decisione arbitraria e imposta dall'alto.

 

E non è il peggio… Se il diritto al lavoro è un diritto umano, sacro e inviolabile, tanto più lo è quello alla libertà di pensiero, azione, inclinazione e alla diversità. Fuori dall’Europa, i poteri forti che impongono correzioni non solo impongono sacrifici duri, sbilanciati e inqui. Spesso, non privano solo del futuro, ma della vita stessa.

Quest’anno, diverse organizzazioni hanno levato la loro voce verso un’altra pratica correttiva, quest’ultima praticata in Sud Africa. La meta di tanti viaggi e dei tour safari, è anche la patria del cosiddetto “corrective rape”, lo stupro correttivo. Questa pratica primitiva, nella sua natura e non nella storia, ha come conseguenza centinaia di morti ogni anno. Vittime sono le donne lesbiche, che dichiarano di essere tali o lo dimostrano, sulle quali si scatena la violenza degli uomini, ritenuti in grado di riportarle sulla retta via (correggere la loro natura ovvero) abusando di loro. I visi sfigurati e i corpi straziati da violenze collettive sono poi ulteriormente mutilati e sfregiati, come atto dimostrativo. Le violenze denunciate dalle donne sono accolte con sufficienza e qualche occhiata di intesa tra gli agenti delle forze dell’ordine… Condanne? Neanche l’ombra. Tutto questo in un Paese che non certo si può annoverare tra i più arretrati del continente africano, che si è dato una costituzione e che ammette i matrimoni gay. Ecco perché lo stupro correttivo è una vera e propria forma di discriminazione verso le donne. Un caso eclatante e recente è quello di Noxolo Nogwaza, brutalmente uccisa mentre rientrava a a casa, qualche mese fa (http://www.agoravox.it/Stupri-correttivi-in-Sud-Africa-Il.html).

 

In Italia, anche il Vaticano invoca la correzione dei costumi e delle inclinazioni dei gay, delle coppie eterosessuali che rifiutano l’istituzione, e non solo il sacramento, del matrimonio… Nessuna misura correttiva, tantomeno preventiva, in vista invece per i preti che si sono macchiati del reato di pedofilia.

Correttive sono anche le misure politiche protagoniste fino all'inizio di questo secolo: dal nazismo tedesco per sterminare un intero popolo, con ragioni filosofiche e antropologiche inesistenti, e in nome di fortissimi interessi economici.  Correttiva della società e garante di un ordine mai stabilito, e tuttavia aspirazione di un dittatore, è stata la misura di cancellare il nome, il volto, l'esistenza di migliaia di persone, di centinaia di famiglie in America Latina con l'operazione "desaparecidos" (http://it.wikipedia.org/wiki/Desaparecidos), e così tanti altri orrori ai diversi angoli del mondo: in Russia, in Medioriente, lontano da noi, e a volte anche solo dietro l'angolo, in nome di una superiorità autoconferita.

 

I poteri forti, che non si fondano sul consenso del popolo, o che se ne svincolano appena costituiti, sono oggi la più grande minaccia alla Democrazia e ai Diritti Umani. Dappertutto emergono poteri forti, e la crisi economica, così come le ideologie folli, non contribuiscono che a rafforzarli e a farli apparire sempre più intoccabili. L'arrogante convinzione di possedere la verità e il mancato confronto con la società sono i due tratti che più minacciano la vita democratica e che, da una parte all'altra del mondo, soffocano la Democrazia in nome di principi e correzione.

 

 

 

La Rete e la Pace

     

In un tempo in cui focolai di rivoluzione divampano in ogni angolo del mondo e un fuoco, oggi di distruzione, forse un giorno purificatore, avvolge molti Paesi dell’Africa e del Medioriente, su poltrone di velluto, al sicuro, si parla di Pace. Come alla festa di un’Organizzazione che combatte la povertà e gli abusi si levano in cielo calici di cristallo colmi di champagne, così a una Pace zoppa e orfana si cerca di attribuire Padri e Paladini.


Fioccano i nomi eppure un a
ttimo dopo scivolano via, senza convinzione e con un po’ di imbarazzo… Un’affermazione sfuggita, come scappata per sbaglio dalla sdrucitura di una giacca, è quella che vogliamo invece catturare. Per un attimo, l’ammissione c’è stata: il premio Nobel per la pace andrebbe a Internet.
E’ una di quelle metafore che ti vengono in mente per un attimo, e se non sei svelto abbastanza rischi di perderla per sempre. Si torna brevemente trai banchi di scuola, quando da bambini ci sentivamo dire che per aiutare un nostro simile “Non bisogna dargli da mangiare, ma insegnargli a pescare”. Ed è così: per troppo tempo alle popolazioni è stato dato Panem (et circenses) e invece serviva mettere nelle loro mani la Rete! È del web che hanno bisogno per imparare a pescare.
 

Perché la rivoluzione sembra una malattia contagiosa che si trasmette con l’aria? Perché la cura adottata dai governi è la permanenza al buio del paziente?


La risposta è: perché la rete globale, internet, ha cominciato a riempirsi e emerge ora dalle acque in cui certi governi hanno ricacciato le voci! La verità oggi non è quella della tv di regime nei Paesi mediorientali, della stampa controllata dai capi di governo: la verità arriva tanto più cristallina e fresca quanto più soffia da fuori, là dove nessun interesse la corrompe.


La verità è contagiosa, fa cadere castelli di carta e diffonde una fiducia e un’attesa nel cambiamento che non lascia indifferenti, neanche a migliaia di chilometri di distanza. Per questo la cura non è il buio (una delle prime misure dei regimi autoritari è stata quella di oscurare Youtube, Twitter, Facebook, ogni forma di social network e di impedire l’accesso al web). La cura della rivoluzione è il suo naturale sfociare in un’inversione dell’ordine della società, dove ciò che prima era in basso ora è in alto, e viceversa.
Quindi si scrive Internet, Informatizzazione e Informazione e si legge Pace, Diritti e Democrazia.

E sì, è merito di Internet se le ronde dell’esercito fuori dalla porta non impediscono agli oppositori di organizzarsi, è merito di Internet se in Iran la speranza di cambiare non è morta negli ultimi due anni e se i giovani sanno cosa è la Democrazia, cosa sono i Diritti Umani, qual è la loro storia e la loro centralità per il mantenimento della Pace nel mondo.


Egitto, Iran, Siria, Libia, Yemen… gli uomini forti di quei Paesi sono rimasti nudi, i veli di menzogne e costrizione cadono, giorno dopo giorno, la società diventa un calderone in ebollizione con correnti ascendenti e discendenti. Ciò non sarebbe possibile se le informazioni non fossero libere e accessibili a tutti.


Michel Massefoli dice: “Attraverso internet si disegna un ordine che sfugge alla verticalità delle istituzioni e favorisce l’orizzontalità di una solidarietà comunitaria”.
Quel che dico io è: Internet è un’altra forma, forse quella odierna, che si è data la Piazza.

 

 

Resistenza e Liberazione…che i libri non si tappino le orecchie

In questa giornata del 25 aprile, nella quale ricorrono i 65 anni della liberazione dell'Italia dal Fascismo e della vittoria della Resistenza Italiana, si leva un pensiero. Un pensiero alle vite perse tra le montagne, ai luoghi dove, come dichiarato dal nostro presidente della Repubblica, è nata la nostra cultura repubblicana e democratica, alla culla della Costituzione, un pensiero alle famiglie di quelle vittime.

Memori di quegli eventi, coscienti che la democrazia va difesa giorno per giorno, e che nessuno al mondo può arrogarsi il potere di riscrivere la storia tantomeno di mettere in discussione che quell'ordine democratico è effettivamente partito dal basso e è stato raggiunto con la forza degli ideali e della speranza di uscire da anni bui di morte e regime…Desideriamo commemorare questa data con dei versi di Gianni Rodari, dedicati ai fratelli Cervi (http://it.wikipedia.org/wiki/Fratelli_Cervi)

 

Teniamo sempre alta l'attenzione e sempre sveglie le coscienze! Come ci insegnano i filosofi greci: "Solo dopo avere conquistato la democrazia, i greci si accorsero di correre il pericolo di poterla perdere"

 

Buon 25 Aprile a tutti!25

Ketty & Christian

 

 

 

 

Compagni Fratelli Cervi

 

Sette fratelli come sette olmi,
alti robusti come una piantata.
I poeti non sanno i loro nomi,
si sono chiusi a doppia mandata:
sul loro cuore si ammucchia la polvere e ci vanno i pulcini a razzolare.
I libri di scuola si tappano le orecchie.
Quei sette nomi scritti con il fuoco brucerebbero le paginette
dove dormono imbalsamate le vecchie favolette
approvate dal ministero.
Ma tu mio popolo, tu che la polvereti scuoti di dosso per camminare leggero,
tu che nel cuore lasci entrare il vento e non temi che sbattano le imposte,
piantali nel tuo cuore i loro nomi come sette olmi :
Gelindo,Antenore,Aldo,Ovidio,Ferdinando,Agostino,Ettore?

Nessuno avrà un più bel libro di storia,
il tuo sangue sarà il loro poeta dalle vive parole,
con te crescerà la loro leggenda come cresce una vigna d'Emilia
aggrappata ai suoi olmi con i grappoli colmi di sole.
 
(Gianni Rodari)
Iscriviti alla Newsletter

Recent Comments
Rss Feed Tweeter button Facebook button Technorati button Reddit button Myspace button Linkedin button Webonews button Delicious button Digg button Flickr button Stumbleupon button Newsvine button Youtube button

Optimized by SEO Ultimate