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Sakineh non è sola… non è solo Sakineh
Un volto semplice, un viso pulito e dai tratti essenziali. Non ha neanche gli occhi grandi e i lineamenti affascinanti della donna mediorientale, Sakineh. La sua foto ha fatto il giro del mondo nelle ultime settimane, in seguito al levarsi dell’appello unanime contro la sua esecuzione a lancio di sassi… sassi che prima fanno male, dopo uccidono e infine seppelliscono.
Cosa hai fatto di male, Sakineh, per meritare che un tribunale di uomini, ciechi dinanzi alle stesse leggi che dovrebbero guidarli, abbia deciso di condannarti a questo supplizio?
Sakineh Mohammadi Ashtiani è una donna di 43 anni, madre di due figli, da ben quattro anni imprigionata nel buio di una prigione iraniana, quella di Tabriz… chissà se il suo volto è ancora quello che vediamo sulle immagini dei giornali, chissà se il figlio che ha assistito alla sua prima esemplare punizione, ha saputo riconoscere in quella figura la propria madre.
Le accuse che pendono sul capo di Sakineh sono diverse: indecenza e mancato decoro, adulterio, omicidio. Sakineh è stata inizialmente accusata di avere “venduto” la propria immagine a una copertina del Times, sulla quale avrebbe mostrato il suo volto senza veli. Il fatto che lo stesso Times abbia ammesso un errore nella didascalia della foto, rappresentante invero un’altra donna, e le smentite della famiglia non sono bastate a risparmiarle l’atroce punizione di 99 flagellanti frustate in pubblico sotto gli occhi di uno dei suoi figli.
Ma non è questa l’accusa che rischia di trascinare Sakineh alla morte, bensì quella di adulterio, tramutatasi in un secondo tempo in accusa di omicidio. Sakineh avrebbe infatti avuto rapporti con due uomini e si sarebbe per questa ragione macchiata di adulterio, nonostante i fatti risalgano ai due anni successivi alla morte del marito. Successivamente, un’indagine, svolta non si sa con quali mezzi, su uno dei due uomini in questione avrebbe portato alla co-imputazione di Sakineh per omicidio ai danni del defunto marito. Tale colpa sarebbe stata confessata dalla stessa donna e registrata mediante un video, nonostante le proteste dell’ex-avvocato di Sakineh. Questi ha riferito che tale confessione è stata estorta alla fine di due interminabili giorni di torture fisiche e psicologiche, perpetrate al solo scopo di strappare a un essere umano una versione comoda a chi con la sua vita ha già deciso quando e come giocare. Questa seconda parte dell’accusa ha condotto alla condanna alla lapidazione. Sakineh è oggi una foto, la copertina di un quotidiano, il ricordo di una madre, sorella che da settimane nessun familiare riesce più a vedere.
La storia di Sakineh, macchiatasi di colpe dubbiamente fondate, tuttavia, non è solo l’ennesima storia di una donna in Iran o in altri Paesi in cui le donne non hanno pressoché alcun diritto… Sakineh non è solo l’icona di mille altre donne sulle cui teste pende una simile condanna, che sono state uccise a sassate ieri, oggi o lo saranno domani. La storia di Sakineh è la storia dell’ardua e ancora non riuscita lotta per la tutela dei diritti umani… e si intreccia con quella del suo ex-avvocato, a testimonianza che il braccio di una giustizia-fantoccio, pronta a colpire, è teso su ciascun iraniano che voglia puntare i piedi, affermare i propri diritti, lottare per un futuro diverso.
Mohammad Mosatafei è l’ex-avvocato di Sakineh. Nel corso della difesa dell’imputata, della denuncia di disumani metodi per la detenzione e l’interrogatorio, Mohammad si è visto arrestare il cognato e la moglie: il primo è stato rilasciato, della seconda, madre di una bambina di sette anni, non si sono avute per lungo tempo notizie certe. Sulla testa di Mohammad è stata posta una sorta di taglia, che lo ha, prima costretto a latitare all’interno del proprio Paese, quindi a fuggire in Turchia, laddove è stato rintracciato dalle autorità turche e minacciato di espulsione nel Paese d’origine e quindi di una fine pressoché segnata. Le accuse che pendono sulla testa dell’ex-avvocato di Sakineh sono: cospirazione ai danni della sicurezza dello Stato e propaganda lesiva del sistema. In seguito a una sua prima detenzione nelle carceri iraniane, Mohammad ha denunciato metodi di detenzione contrari alle leggi della Repubblica islamica iraniana: arresto per un periodo superiore alle 48 ore senza possibilità di udienza, torture fisiche e psicologiche, pressioni al fine di ottenere una confessione, nessuna possibilità di vedere la famiglia né di contattare un avvocato.
Ad oggi, Mohammad Mosatafei è stato costretto a chiedere asilo in Norvegia, laddove gli è stato concesso di espatriare, probabilmente per renderlo innocuo e non attirare ulteriormente l’attenzione internazionale. Tuttavia le prospettive della famiglia, e quelle relative alla possibilità per l’avvocato difensore dei diritti umani di tornare a riprendere le sue pratiche e strappare alla condanna alla morte giovani e dimostranti, come in passato è già riuscito a fare, rimangono alquanto incerte.
In Iran continuano ad avere luogo esecuzioni, giorno dopo giorno. Il 47% della popolazione iraniana ha meno di 18 anni, molti di questi giovani continuano a essere massacrati da cariche della polizia, la rivoluzione verde non è ancora mai finita, sebbene i media abbiano da lungo tempo calato il sipario.
E tuttavia questa non è una storia di resa, né una sterile denuncia: è l’invito a tutti voi a guardare al coraggio della popolazione iraniana e a una generazione che lotta per costruire la propria storia e il proprio futuro con dignità e senza paura. È un invito alla solidarietà e a non piegarsi alle stesse logiche che oggi hanno deciso di non dare voce all'Iran. La lotta per Sakineh è uno strumento utile a salvare non solo una donna ma un'intera generazione.
Autodeterminazione dei popoli e del cittadino
all’interno di precedenti editoriali presenti sul blog: il concetto di “Autodeterminazione”. La scelta della prima persona, eccezione
rispetto al registro usuale di questo blog, sveste il testo di qualsiasi ambizione sociologica o scientifica imposta, per invitare al
confronto e all’integrazione di diverse letture sulla domanda: Cosa significa “Autodeterminazione”? Cosa è e come si presenta alla storia
un popolo che si autodetermina? Cosa invece comporta la situazione opposta?
Il popolo che si autodetermina è, a parere di chi scrive, il popolo che partecipa attivamente alla costruzione della propria identità. Così come i “concetti” linguistici, anche una “identità” necessita di contorni che la definiscano. Ciò può accadere allorché oltre alla
definizione della forma nella quale tale identità si esplichi (essere, sostanza e il suo divenire nella società), si sia impegnati anche nel
delineare dei limiti e dei contorni che la racchiudano e la distinguano dal mondo esterno.
Per la parte attiva e centrale che il soggetto che si autodetermina assume in questo quadro, il concetto di Autodeterminazione può
considerarsi base sulla quale si ergono le fondamenta della Democrazia.
Eppure: cosa dire della democrazia oggi? In Europa e nel mondo laddove sono presenti forme di governi democratici, la democrazia è
rappresentativa. Gli esempi di democrazia diretta possono essere rintracciati ormai solo nei classici greci, nella Repubblica di Platone, e non appartengono al mondo moderno.
schieramento politico. Ciò mina senza dubbio la fiducia del cittadino che abbia votato un candidato in relazione al quadro ideologico di
collocazione dello stesso al momento del voto.
mi stanco di richiamare l’attenzione e di invitare alla lettura degli editoriali sull’Iran presenti sul blog. Da un anno ormai i giovani
iraniani della rivoluzione verde, manifestano instancabili contro un risultato elettorale denunciato come falsato, che ha visto la
riconferma al potere di Ahmadinejad e della dinastia dei Mullah, la fine delle speranze dei tanti cittadini che avevano riposto la loro
fiducia nel leader dell’opposizione.
tetti, sono massacrati dalle bastonate delle milizie basiji (forza paramilitare e sotto nessun vero comando costituito), nonché
ricacciati e repressi dall’esercito, senza che venga accolto il loro appello alla verifica o a nuove elezioni. Che governo è quello che non
riconosce il dissenso della volontà popolare? Illegittimo e violento… Mentre il popolo iraniano si appella a gran voce al
principio di Autodeterminazione: che si chiami questo Neda morta per le strade di Teheran, che sia una fascia verde al braccio, o la voce
dei milioni di iraniani davanti alle ambasciate di tutto il mondo.
Lo stesso vale per molti Stati dell’Africa, teatro di scorribande e razzie da parte dei Signori della guerra, e per altri dell’America
Centrale, spesso dimenticati dalle pagine dei giornali. E ancora forti sono le ragioni e di violenza e repressione i quadri dell’Ossezia e
della popolazione curda.
esprimere solo una conferma o un diniego, lo strumento che a molti ancora (e lo dimostra la mobilitazione in queste occasioni) appare
irrinunciabile è il Referendum. In occasione del referendum, il cittadino è chiamato a pronunciarsi direttamente . Purtroppo, come
tutti sanno, a causa della diffusa sfiducia che spesso aleggia e della demotivazione verso una partecipazione diretta, il referendum rimane
uno strumento tristemente, erroneamente e pericolosamente sottovalutato dai più.
di disagio e il malessere hanno portato a una scissione talmente profonda nella società che vede una parte completamente lontana e
assente sul quadro della vita politica e l’altra (prevalentemente composta da giovani, giornalisti, intellettuali, associazioni) attiva
e mobilitata. Il precariato, l’autunno caldo del 2009 per le riforme che hanno fortemente penalizzato il sistema scolastico, l’indulto
prima e le leggi anti-intercettazioni dopo, hanno portato una parte della nostra società a reagire e a rendersi conto che “occorre con
determinazione prendere a autodeterminarsi”.
stata quasi un rantolo e un borbottio, un lamento sulla fuga di voti e di appoggio, nonché di risorse ora destinati a movimenti più piccoli,
ma improvvisamente percepiti come vicini e capaci di dare voce…Cosa che la nostra democrazia più istituzionale che rappresentativa aveva
dimenticato.
speranza che questo sia un nuovo impeto alla vera autodeterminazione, quella che questa generazione di giovani non ha ancora mai conosciuto
e della quale non ha memoria.
Autodeterminazione, alla fine di questo editoriale sembra allora essere: consapevolezza riguardo al
mondo in cui viviamo, capacità e desiderio di levare la nostra voce, di partecipare alle decisioni e a rendere questo mondo simile un poco
a noi o mettere in esso parte di noi. Autodeterminazione è dal voto, allosciopero, dalla fecondazione artificiale, al testamento biologico.
L’Autodeterminazione ha allora a che fare con la nostra identità di popolo e la capacità di esplicarla e darle corpo nello spazio intorno
a noi.
qualche mese più leggere, Edmondo Berselli. Ciao Edmondo…
Le due facce dell’Iran
L’Iran,
in questo primo febbraio del secondo decennio del XXI secolo mi fa pensare letteralmente a un fiore nel deserto, un fiore che spine irte e pungenti trafiggono…
Pensando alla Comunità Internazionale, mi viene in mente un finto giardiniere che, guardandosi intorno, cerca esclusivamente piante da frutto e scansa il fiore preoccupandosi solo di una cosa: continuare ad atteggiarsi a guardiano.
Non si può non rimanere sgomenti nel mettere insieme le notizie che sconnesse ci arrivano dai media…destano già preoccupazione e un fremito in chi guarda dietro alle righe dell’ansa e assumono proporzioni ben maggiori se ci si ferma a pensare all’insieme del contesto.
L’Iran ad oggi è menzionato più in relazione all’allarme arricchimento dell’uranio che per citare le repressioni che colpiscono una grande parte della popolazione.
Questo primo particolare assume già connotati drammatici: ma come? Il Paese degli uomini e delle donne della rivoluzione verde, lasciati a se stessi o meglio alle bastonate delle milizie basiji, alle minacce di Khamenei e dei vertici religiosi e alle dichiarazioni folli di Ahmadinejad, appare poi sotto i riflettori dei media di tutto il mondo e viene additato a pericolo per la democrazia in relazione alla politica dei capi? Che politica è questa quindi? Una che coinvolge solo i rappresentanti diplomatici e le forze delle maggioranze dei Paesi? Dove è finita la politica democratica, dove le Organizzazioni nate nel secondo dopoguerra a tutela dei diritti delle minoranze, dei popoli, degli oppressi, dei manifestanti…di chi aspira a un rinnovamento democratico?
E ancora…a proposito delle azioni mirate a contrastare l’arricchimento dell’uranio (che ad oggi non registra comunque ancora percentuali allarmanti), si è citato l’isolamento dell’Iran, misure di embargo..Qui dunque il pungno di ferro non delude le aspettative e si procede altrimenti che per timidi avvertimenti.
La mia riflessione si sviluppa su un triplice livello e rimane ovviamente aperta all’arricchimento da parte di altre opinioni e pensieri: 1) Con quale diritto alcuni Stati che arricchiscono l’uranio e che hanno in passato fatto uso deleterio dell’atomica si arrogano oggi il potere di decidere chi sia autorizzato a fare lo stesso e chi no? 2) Purtroppo non possiamo negare che la Guardia della Rivoluzione al potere in Iran e lo stesso Ahmadinejad che imperterrito rimane al potere nonostante le proteste, le violenze e i morti che si contano sempre più numerosi da luglio 2009, rappresentino una forza fuori dal controllo e non facilmente gestibile. 3) Tuttavia misure quali l’embargo, l’interruzione degli scambi commerciali la chiusura delle frontiere sono efficaci nel dissuadere un progetto di armamento atomico dei vertici iraniani più di quanto non possano esserlo nell’affamare e vessare ulteriormente la popolazione?…quindi nello spegnere quell’anima già provata della democrazia iraniana?
Il sistema internazionale presenta enormi falle e il caso dell’Iran lo dimostra più di qualsiasi altro.
I diritti fondamentali di uomini, donne, anziani, bambini sono giorno dopo giorno calpestati, così che in Iran non si ha più sicurezza neanche della vita, tanto meno del potere levare liberamente la propria voce o dell’essere messi in grado di costruire un’alternativa futura valida a un regime odierno.
Quando arriverà il giorno in cui potremo levare la Dichiarazione dei Diritti Umani e sentire che essa viene rispettata con vero rigore e presa a punto di riferimento, quando la smetteremo di appoggiarci a protocolli e convenzioni passeggeri? I diritti fondamentali degli individui non “passano” mai…
K.F.