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Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali…

Articolo 1
"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza"

L’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani potrebbe suonare scontato, sembrerebbe un principio che chiunque abbia ben consolidato dentro di sè… Tuttavia questa sarebbe un’affermazione piuttosto impegnativa per chiunque si ponesse poi a volerla spiegare, soprattutto nel nostro Paese, dove in tanti contesti suona a volte come un luogo comune o come belle parole…

Prendiamo questo articolo parola per parola: “Tutti gli esseri Eleanor Roosevelt e la Dichiarazione Universale dei Diritti<br />
Umaniumani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”. Che cosa significa? Che se io passeggio per una strada e incrocio una qualsiasi persona che mi passa a fianco so che, per il solo fatto di essere nati come esseri umani, siamo uguali nella dignità che ci deve essere riconosciuta, io la sua, lui la mia, e nei diritti che siamo tenuti a riconoscere l’un l’altro … Ciò senza che nemmeno si sia avuta occasione di scambiare una parola, senza aver avuto modo di guardarlo in viso per capire la sua origine, di vedere vestiti e portamento, aver avuto una prima impressione del suo status socioeconomico … e nemmeno girandoci per vedere se entra in un’auto blu con la scorta o in una vecchia Cinquecento …

Questo rispetto risulta ben strano se pensiamo di vederlo veramente applicato… Sembra banale ma accennare al pregiudizio in questo momento risulterebbe utile: noi esprimiamo noi stessi attraverso le azioni che facciamo, concretamente, nel mondo che ci circonda … anche la legge giudica e punisce le Azioni commesse da persone, non giudica e punisce le Persone: una persona è “colpevole di aver fatto” non “colpevole di essere”. In quanto gli esseri umani sono dotati di “ragione e coscienza” , da ciò deriva un dovere, nella convivenza civile i diritti presuppongono anche dei doveri perché la loro esistenza sia giustificata: “Gli esseri umani devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”, in quanto il nostro essere è quello di essere tutti alla base umani: per costruire una civiltà riconoscere questo sarebbe un passo avanti molto rilevante …

Una civiltà matura impiega secoli di esperienza in atrocità e diseguaglianza, a volte estremamente traumatiche per riuscire a acquisirne vera consapevolezza: come per la Germania durante il periodo del nazismo … Non possono essere sorvolate le frasi in alcuni film tedeschi in cui davanti a crimini particolarmente atroci e disumani, si sente l’attore, forse sempre posato sino a quel momento, pronunciare la frase “[… allora non abbiamo imparato niente …]”…

Forse la maturità di una civiltà si misura proprio nel mettersi in discussione di fronte a principi di convivenza così basilari e mai scontati …

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…”Se questo è un Uomo”

olocaustoVoi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:

 

 

 

Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
(Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947)

 

Viveva un dì, narra la nostra storia, un uomo, umano e libero ed eguale come ciascuno di noi, per diritto, civiltà, dignità, fratellanza, ma di ciò qualcuno lo privò rendendo me e voi, portatori di un fardello di pena, dolore e responsabilità…   (Christian C.)

….questo fardello è così prossimo nel tempo e nello spazio da sentirne ancora oggi l'enorme peso, sulle spalle, sul cuore, nella coscienza..Vorrei passare un poco di questo peso a te, figlio mio, e tu ai tuoi figli, per potere condividere lacrime, dolore e PER NON DIMENTICARE       (Ketty F.)

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Bambini: liberi e uguali

 

"Tre cose ci sono rimaste del Paradiso: le stelle, i fiori, i bambini." (Dante Alighieri).

 

Dovendo scrivere un editoriale in questa data, il timore è quello di privilegiare un tema o una situazione a discapito di un'altra… Eppure non esistono situazioni prioritarie o più importanti di un'altra allorché sono in gioco i diritti fondamentali degli individui. Il sottile filo che unisce tutto appare a un tratto ai miei occhi essere la pietra miliare, il fondamento della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, l'articolo 1: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza". Questo pensiero, mi porta immediatamente a un'altra riflessione: siamo NATI liberi e uguali…allora dove è che questo si mostra in tutta la sua evidenza, se non prima che i costrutti sociali, le categorie e le definizioni insite nello stesso linguaggio comincino a creare distinguo, confini, distinzioni? Il nostro blog pone l'attenzione su un altro documento fondamentale: la Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo.

Questo non è un pezzo di approfondimento, diversamente dagli altri…Questo editoriale ha il fine di farci brevemente riflettere e per qualche minuto rivedere in silenzio nella nostra mente in quante diverse parti del mondo, differenti situazioni vessano i popoli e in vario modo emerge tuttavia da dietro un cumulo di macerie, fa capolino da sulle spalle della mamma, si sporge dal bordo di una imbarcazione, si nasconde dietro la pesante stoffa di un burka, scrive lettere al genitore lontano UN BAMBINO.

Chi scrive non se l'èsentita di scegliere di mettere in luce una situazione, di un Paese e di un popolo, e di trascurarne un'altra. Approfondiremo i singoli casi, ma era moralmente imprescindibile trovare una comune base, era irrinunciabile dare voce ai bambini.

L'infanzia orfana di Haiti, l'infanzia violata e spaurita per le strade di Teheran, l'infanzia in preda alle forze della natura dei profughi etiopi e del Darfur, l'infanzia tra le fazioni in lotta in Afghanistan, l'infanzia di tanti bambini rimasti soli a casa con la mamma mentre il padre lotta per offrire ai figli un futuro migliore…ma dall'altra parte anche l'infanzia che non comprende e guarda con occhi interrogativi (i nostri bambini italiani colpiti dalle immagini trasmesse da Haiti), l'infanzia che sente discorsi contraddittori sulla gente con la pelle scura (e penso ai bambini di Rosarno), l'infanzia che impara a non vedere più i colori della pelle ma gli occhi dell'altro bimbo (i piccoli nelle nostre scuole), l'infanzia maltrattata e violata (molto più vicina di quanto possiamo immaginare).

Tutto quello che spesso leggi inapplicabili, dibattiti tra diverse correnti, anche a volte organizzazioni internazionali non riescono a mettere insieme…si sposa in armonia agli occhi dei bambini. Guardando il video sull'articolo numero 1, rimbomba in mente: “Chi di loro non è nato libero e uguale?”: occhi neri e grandi, occhi azzurri, occhi piccoli, occhi allungati ma tutti con la stessa luce; in tutti non posso fare a meno di leggere la stessa espressione interrogativa e curiosa sulle cose, quindi immediatamente aperta e accogliente. Libertà e uguaglianza non sono anche e soprattutto l'assenza di pregiudizi, lo spontaneo entusiamo e la fiducia con cui ci si apre all'altro, l'assenza di timori a priori?

Articolo 10 della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo:” il fanciullo deve essere protetto contro le pratiche che possono portare alla discriminazione razziale, alla discriminazione religiosa e ad ogni altra forma di discriminazione Deve essere educato in uno spirito di comprensione, di tolleranza, di amicizia fra i popoli, di pace e di fratellanza universale, e nella consapevolezza che deve consacrare le sue energie e la sua intelligenza al servizio dei propri simili”…E se fossero proprio loro a insegnarcelo?

Quando un uomo ha grossi problemi dovrebbe rivolgersi a un bambino: sono loro in un modo o nell'altro a possedere il sogno e la libertà (Fjodor Dostoevskji)

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