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Autodeterminazione dei popoli e del cittadino

Questo articolo vuole offrire  uno spunto di riflessione, nonché invitare al dibattito su  un concetto fondamentale, rintracciabile  
all’interno di precedenti  editoriali presenti sul blog: il concetto di “Autodeterminazione”. La scelta della prima persona, eccezione 
rispetto al registro usuale di questo blog, sveste il testo di qualsiasi ambizione sociologica o scientifica imposta, per invitare al 
confronto e all’integrazione di diverse letture sulla domanda: Cosa significa “Autodeterminazione”? Cosa è e come si presenta alla storia 
un popolo che si autodetermina? Cosa invece comporta la situazione  opposta?
diritti_umani_autodeterminazione01Il popolo che si autodetermina è, a parere di chi scrive, il popolo  che partecipa attivamente alla costruzione della propria identità. 
Così come i “concetti” linguistici, anche una “identità” necessita di  contorni che la definiscano. Ciò può accadere allorché oltre alla 
definizione della forma nella quale tale identità si esplichi (essere,  sostanza e il suo divenire nella società), si sia impegnati anche nel 
delineare dei limiti  e dei contorni che la racchiudano e la  distinguano dal mondo esterno.
Per la parte attiva e centrale  che il soggetto che si autodetermina  assume in questo quadro, il concetto di Autodeterminazione può 
considerarsi base sulla  quale si ergono le fondamenta della Democrazia.
Eppure: cosa dire della democrazia oggi? In Europa e nel mondo laddove  sono presenti forme di governi democratici, la democrazia è 
rappresentativa. Gli esempi di democrazia diretta possono essere  rintracciati ormai solo nei classici greci, nella Repubblica di Platone, e non appartengono al mondo moderno.
La democrazia indiretta può considerarsi una forma di  autodeterminazione? Il voto in questo senso colma il vuoto tra il  cittadino e il suo rappresentante, i sistemi democratici moderni prevedono lo strumento della delega…Ma cosa accade quando il patto  viene tradito?
Il nostro Paese per primo e , probabilmente più di altri, non è nuovo  a rimpasti, ribaltoni, passaggio di parlamentari dall’uno all’altro 
schieramento politico. Ciò mina senza dubbio la fiducia del cittadino  che abbia votato un candidato in relazione al quadro ideologico di 
collocazione dello stesso al momento del voto.
Scenari più tristi e importanti ci lasciano intendere che spesso lo  scollamento è forte e può divenire un baratro nei casi più seri: non 
mi stanco di richiamare l’attenzione  e di invitare alla lettura degli  editoriali sull’Iran presenti sul blog. Da un anno ormai i giovani 
iraniani della rivoluzione verde, manifestano instancabili contro un  risultato elettorale denunciato come falsato, che ha visto la 
riconferma al potere di Ahmadinejad e della dinastia dei Mullah, la  fine delle speranze dei tanti cittadini che avevano riposto la loro 
fiducia nel leader dell’opposizione.
Da un anno, giovani, donne, studenti, uomini di tutte le età si  muovono per le strade di Teheran, manifestano, salgono nella notte sui 
tetti,  sono massacrati dalle bastonate delle  milizie basiji (forza  paramilitare e sotto nessun vero comando costituito), nonché 
ricacciati e repressi dall’esercito, senza che venga accolto il loro  appello alla verifica o a nuove elezioni. Che governo è quello che non 
riconosce il dissenso della volontà popolare? Illegittimo e  violento… Mentre il popolo iraniano si appella a gran voce al 
principio di Autodeterminazione: che si chiami questo Neda morta per  le strade di Teheran, che sia una fascia verde al braccio, o la voce 
dei milioni di iraniani davanti alle ambasciate di tutto il mondo.
Lo stesso può dirsi in relazione ai fatti di Bangkog, che stanno  facendo tremare la Thailandia,  e a una fetta ampia del Medio Oriente. 
Lo stesso vale per molti Stati dell’Africa, teatro di scorribande e  razzie da parte dei Signori della guerra, e per altri dell’America 
Centrale, spesso dimenticati dalle pagine dei giornali. E ancora forti  sono le ragioni e di violenza e repressione i quadri dell’Ossezia e 
della popolazione curda.
 
Quale può ad oggi dirsi la forma di esercizio del voto più vicina al  principio di autodeterminazione? Al di là della sua  natura limitata a 
esprimere solo una conferma o un diniego, lo strumento che a molti  ancora (e lo dimostra la mobilitazione in queste  occasioni) appare 
irrinunciabile è il Referendum. In occasione del referendum, il  cittadino è chiamato a pronunciarsi direttamente . Purtroppo, come 
tutti sanno, a causa della diffusa sfiducia che spesso aleggia e della  demotivazione verso una partecipazione diretta, il referendum rimane 
uno strumento tristemente, erroneamente e pericolosamente  sottovalutato dai più.
Il quadro generale che coinvolge il nostro e altri Paesi rende  difficile azzardare previsioni sul futuro. In Italia, proprio il senso 
di disagio e il malessere hanno portato a una scissione talmente  profonda nella società che vede una parte completamente lontana e 
assente sul quadro della vita politica e l’altra (prevalentemente  composta da giovani, giornalisti, intellettuali, associazioni) attiva 
e mobilitata. Il precariato, l’autunno caldo del 2009 per le riforme  che hanno fortemente penalizzato il sistema scolastico, l’indulto 
prima e le leggi anti-intercettazioni dopo, hanno portato una parte  della nostra società a reagire e a rendersi conto che “occorre con 
determinazione prendere a autodeterminarsi”.
In molti casi, ciò ha visto sorgere nuovi movimenti e numerose liste  civiche in tutta Italia. La risposta del potere politico costituito? È 
stata quasi un rantolo e un borbottio, un lamento sulla fuga di voti e  di appoggio, nonché di risorse ora destinati a movimenti più piccoli, 
ma improvvisamente percepiti come vicini e capaci di dare voce…Cosa  che la nostra democrazia più istituzionale che rappresentativa aveva 
dimenticato.
Nel cuore di chi ancora crede, nel cuore di chi…”non perché ancora  vive di speranze, vuol sentirsi chiamare disperato”… alberga la 
speranza che questo sia un nuovo impeto alla vera autodeterminazione,  quella che questa  generazione di giovani non ha ancora mai conosciuto 
e della quale non ha memoria.

Autodeterminazione, alla  fine  di  questo editoriale sembra allora essere: consapevolezza riguardo al 
mondo in cui viviamo, capacità e desiderio di levare la nostra voce,  di partecipare alle decisioni e a rendere  questo mondo simile un poco 
a noi o mettere in esso parte di noi. Autodeterminazione è dal voto, allosciopero, dalla fecondazione artificiale, al testamento biologico.
L’Autodeterminazione ha allora a che fare con la nostra identità di   popolo e la capacità di esplicarla e darle corpo nello spazio intorno 
a noi.

O cosa altro ancora, me lo direte voi.Dedico questo articolo a un grande giornalista, i cui editoriali mi  hanno fatto battere il cuore e che spesso rimpiango di non potere da 
qualche mese più leggere, Edmondo Berselli.  Ciao Edmondo…
 

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Resistenza e Liberazione…che i libri non si tappino le orecchie

In questa giornata del 25 aprile, nella quale ricorrono i 65 anni della liberazione dell'Italia dal Fascismo e della vittoria della Resistenza Italiana, si leva un pensiero. Un pensiero alle vite perse tra le montagne, ai luoghi dove, come dichiarato dal nostro presidente della Repubblica, è nata la nostra cultura repubblicana e democratica, alla culla della Costituzione, un pensiero alle famiglie di quelle vittime.

Memori di quegli eventi, coscienti che la democrazia va difesa giorno per giorno, e che nessuno al mondo può arrogarsi il potere di riscrivere la storia tantomeno di mettere in discussione che quell'ordine democratico è effettivamente partito dal basso e è stato raggiunto con la forza degli ideali e della speranza di uscire da anni bui di morte e regime…Desideriamo commemorare questa data con dei versi di Gianni Rodari, dedicati ai fratelli Cervi (http://it.wikipedia.org/wiki/Fratelli_Cervi)

 

Teniamo sempre alta l'attenzione e sempre sveglie le coscienze! Come ci insegnano i filosofi greci: "Solo dopo avere conquistato la democrazia, i greci si accorsero di correre il pericolo di poterla perdere"

 

Buon 25 Aprile a tutti!25

Ketty & Christian

 

 

 

 

Compagni Fratelli Cervi

 

Sette fratelli come sette olmi,
alti robusti come una piantata.
I poeti non sanno i loro nomi,
si sono chiusi a doppia mandata:
sul loro cuore si ammucchia la polvere e ci vanno i pulcini a razzolare.
I libri di scuola si tappano le orecchie.
Quei sette nomi scritti con il fuoco brucerebbero le paginette
dove dormono imbalsamate le vecchie favolette
approvate dal ministero.
Ma tu mio popolo, tu che la polvereti scuoti di dosso per camminare leggero,
tu che nel cuore lasci entrare il vento e non temi che sbattano le imposte,
piantali nel tuo cuore i loro nomi come sette olmi :
Gelindo,Antenore,Aldo,Ovidio,Ferdinando,Agostino,Ettore?

Nessuno avrà un più bel libro di storia,
il tuo sangue sarà il loro poeta dalle vive parole,
con te crescerà la loro leggenda come cresce una vigna d'Emilia
aggrappata ai suoi olmi con i grappoli colmi di sole.
 
(Gianni Rodari)

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Autodeterminazione dei popoli: l’aspirazione democratica iraniana

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sancisce, tra gli altri, il diritto all'autodeterminazione dei popoli. Cosa si intende esattamente per Autodeterminazione? Le fonti di informazione più comuni la definiscono come "il riconoscimento della capacità di scelta autonoma ed indipendente dell'individuo", definizione che parte dall'impegno del singolo cittadino di uno Stato o del singolo individuo in generale, mentre andando sul piano collettivo la definizione recita "diritto di un popolo sottoposto a dominazione straniera ad ottenere l'indipendenza, associarsi a un altro stato o comunque a poter scegliere autonIranomamente il proprio regime politico". Mi sento di sintetizzare dicendo che un popolo che vuole "autodeterminarsi" è un popolo che vuole farsi artefice del proprio destino, non lasciarlo in mani altrui sia che queste siano di dominatori stranieri sia di capi politici considerati inadeguati, e che vuole darsi il nome, le forme, la struttura e la costituzione che ritiene più consoni al proprio spirito e al proprio futuro. Come l'individuo che decide di prendere in mano la propria vita e di farne qualcosa che lo renda felice e lo faccia riconoscere come il vero se stesso così il popolo che si "autodetermina" è padrone della propria esistenza…democratica, poiché l'autodeterminazione altro non può considerarsi che il primo passo verso l'istituzione della democrazia.

Questa riflessione, oggi, mi porta a sentire l'onda verde iraniana come una forte richiesta di autodeterminazione popolare. Uno sguardo alla storia dell'Iran è sufficiente a farci rendere conto di come il popolo iraniano, specie la parte giovane (del resto abbastanza numerosa), si sia sempre impegnato attivamente per la democrazia e come tuttavia questo loro impegno sia stato depauperato e svuotato da atti di violenta imposizione della forza dall'esterno o dall'alto che dir si voglia.

La prima forma di potere esercitata sull'Iran fu quella della dinastia cagiara; allora l'Iran era ancora chiamato Persia, erede di una ricca tradizione culturale e crocevia di scambi e contatti tra il mondo occidentale e quello orientale. La dinastia cagiara fu al potere dal 1779 al 1925 esercitando una forma di potere assoluto e tuttavia solo debolmente accentrato dato che forte rimaneva sia l'influenza delle autorità religiose sia le forme locali di potere tribale. Durante la prima guerra mondiale, la Persia divenne terreno di scontro tra russi, inglesi e ottomani fino all'affermarsi della dominazione britannica che tuttavia grazie alla strenua opposizione della giovane popolazione fallisce nello stabilire un protettorato. Nel 1925 dopo diversi tentativi di mobilitazione per l'abbattimento della dinastia cagiara, un giovane comandante cosacco giungerà a potere e si autoproclamerà Shah aprendo un periodo di governo tutto suo che durerà, eccetto per una breve pausa, fino al 1979. Dal 1925 al 1979, era dello Shah, abbiamo al potere la dinastia Pahlavi.

La breve pausa è costituita da un altro tentativo di ascesa al potere e di riforma dello Stato, quello del dottor Mossadeq, il cui impegno principale si rivolge alla economia dell'Iran per la quale cerca di avviare un progetto di nazionalizzazione a partire dall'Anglo-Iranian Oil Company. Non aveva tuttavia fatto i conti con gli interessi economici degli inglesi e con il perenne controllo statunitense: i capitali iraniani presso le banche inglesi furono bloccati, l'esportazione del petrolio iraniano impedita. Nonostante Mossadeq fosse riuscito nel 1951 a fare valere le sue ragioni presso l'ONU, le accuse di volere portare il Paese verso il comunismo e il collasso dell'economia iraniana resero più semplice la sua deposizione nel 1953 in forza di una operazione coperta (operazione Ajax) dei servizi segreti americani e britannici.

Ancora una volta torna il potere dello Shah, con il supporto quindi delle potenze straniere e tuttavia il governo della dinastia Pahlavi è agli occhi degli iraniani eccessivamente filostatunitense e corrotto.

Già dal 1964 avevano preso vita manifestazioni di popolo contro un governo fantoccio quale era considerato quello dello Shah, in mano alle potenze occidentali. Queste furono sin dall'inizio guidate dall'Ayatollah Khomeyni il quale venne inizialmente respinto e esiliato in Iraq. Khomeyni continuò a incitare a una ribellione dei poteri religiosi, degli ulema, alla autocrazia dei Pahlavi, il che contribuì a infiammare ulteriormente il clima politico. La scintilla scoppiata dall'uccisione di giovani dimostranti nel 1978 condusse a una serie di ripetute dimostrazioni che avevano luogo ogni 40 giorni e che inneggiavano alla cultura e alle tradizioni persiane creando nostalgia e il richiamo al passato nei più: il tutto culminò con la presa di potere dell'Ayatollah Khomeyni che instaurò la forma di governo fino ad oggi ancora esistente "la Repubblica Islamica". Questa forma di governo è presente in Iran, Pakistan, Afghanistan, Sudan e Mauritania e prevede una forte influenza dei capi religiosi sulla vita sociale e politica che diviene ostaggio di tradizioni, dettami dei mullah e di credenze e regole spesso anacronistiche.

Dal 1989, dopo la morte di Khomeyni, la guida spirituale dell'Iran è l'ayatollah Ali Khamenei.

L'elezione del Parlamento e del primo ministro sono spesso più una farsa atta a dare alla popolazione l'illusione che qualcosa possa ancora considerarsi essere nelle sue mani.

Le ultime elezioni iraniane del giugno 2009 che hanno visto la rielezione di Mahmud Ahmadinejad, conservatore religioso, contro il candidato dell'opposizione che veniva dato per favorito Moussawi sono state denunciate da gran parte della popolazione iraniana come irregolari e con risultato alterato. Il governo iraniano e le autorità religiose negano una tale circostanza e nessuno di noi può affermare per certo cosa sia accaduto.

Tuttavia la circostanza sospetta ma soprattutto ciò che a noi interessa e che ci porta ad attenzionare e denunciare quanto sta accadendo in Iran, in nome del diritto all'autodeterminazione dei popoli, è proprio la mancata disponibilità a una nuova verifica elettorale e le sanguinose repressioni che da mesi si susseguono nel silenzio o nella pacata indignazione della Comunità Internazionale.

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