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Quando la Correzione diventa Violazione

Quando da bambini si andava a scuola, dopo la spiegazione e l’assegnazione dei compiti, arrivava il tanto temuto momento della “correzione”. Anche allora, questa parola incuteva un poco di timore, e tuttavia ne incuteva di più in chi aveva fatto male, mentre di meno in chi si era impegnato diligentemente. Le correzioni su qualcosa di sbagliato generavano un minimo di mortificazione, ma erano anche un irrinunciabile mezzo di apprendimento… e di crescita.

Quest’anno sta per volgere al termine e almeno l’aggettivo “correttivo”, abbiamo l’impressione, ci ha tenuto compagnia per dodici lunghi mesi. Poco da stupirsi: il “maestro” viene percepito come forte, e ancora di più se è in buona compagnia, di coloro che condividono le sue idee o, ancor meglio, i suoi interessi.

 

Questo succede in Italia con le misure correttive, che dovrebbero salvare il Paese e i cittadini, e che invece puniscono i giovani senza futuro, coloro che hanno duramente lavorato per decenni, le famiglie che con fatica si sono create un loro luogo e le piccole aziende, da sempre cuore pulsante del nostro Paese. Si stravolge la sintassi, la struttura quindi e l’impalcatura, e si lasciano solo i ghirigori di una storia e di una cultura. Del resto, dire la propria contro una legge sulla sicurezza sul lavoro costa una giornata di stipendio e magari l’occupazione, urlare contro la cancellazione di certi privilegi solo qualche passo fino al microfono. Tutto viene meno della "vecchia correzione": la paura in chi ha agito male (poiché appartiene spesso al gruppo degli impuniti), il carattere di ripristino dell'equità e il sostegno alla crescita. Ancora una volta, l'uomo comune cade sotto questa sensazione di impotenza e di ingiustizia di fronte a una decisione arbitraria e imposta dall'alto.

 

E non è il peggio… Se il diritto al lavoro è un diritto umano, sacro e inviolabile, tanto più lo è quello alla libertà di pensiero, azione, inclinazione e alla diversità. Fuori dall’Europa, i poteri forti che impongono correzioni non solo impongono sacrifici duri, sbilanciati e inqui. Spesso, non privano solo del futuro, ma della vita stessa.

Quest’anno, diverse organizzazioni hanno levato la loro voce verso un’altra pratica correttiva, quest’ultima praticata in Sud Africa. La meta di tanti viaggi e dei tour safari, è anche la patria del cosiddetto “corrective rape”, lo stupro correttivo. Questa pratica primitiva, nella sua natura e non nella storia, ha come conseguenza centinaia di morti ogni anno. Vittime sono le donne lesbiche, che dichiarano di essere tali o lo dimostrano, sulle quali si scatena la violenza degli uomini, ritenuti in grado di riportarle sulla retta via (correggere la loro natura ovvero) abusando di loro. I visi sfigurati e i corpi straziati da violenze collettive sono poi ulteriormente mutilati e sfregiati, come atto dimostrativo. Le violenze denunciate dalle donne sono accolte con sufficienza e qualche occhiata di intesa tra gli agenti delle forze dell’ordine… Condanne? Neanche l’ombra. Tutto questo in un Paese che non certo si può annoverare tra i più arretrati del continente africano, che si è dato una costituzione e che ammette i matrimoni gay. Ecco perché lo stupro correttivo è una vera e propria forma di discriminazione verso le donne. Un caso eclatante e recente è quello di Noxolo Nogwaza, brutalmente uccisa mentre rientrava a a casa, qualche mese fa (http://www.agoravox.it/Stupri-correttivi-in-Sud-Africa-Il.html).

 

In Italia, anche il Vaticano invoca la correzione dei costumi e delle inclinazioni dei gay, delle coppie eterosessuali che rifiutano l’istituzione, e non solo il sacramento, del matrimonio… Nessuna misura correttiva, tantomeno preventiva, in vista invece per i preti che si sono macchiati del reato di pedofilia.

Correttive sono anche le misure politiche protagoniste fino all'inizio di questo secolo: dal nazismo tedesco per sterminare un intero popolo, con ragioni filosofiche e antropologiche inesistenti, e in nome di fortissimi interessi economici.  Correttiva della società e garante di un ordine mai stabilito, e tuttavia aspirazione di un dittatore, è stata la misura di cancellare il nome, il volto, l'esistenza di migliaia di persone, di centinaia di famiglie in America Latina con l'operazione "desaparecidos" (http://it.wikipedia.org/wiki/Desaparecidos), e così tanti altri orrori ai diversi angoli del mondo: in Russia, in Medioriente, lontano da noi, e a volte anche solo dietro l'angolo, in nome di una superiorità autoconferita.

 

I poteri forti, che non si fondano sul consenso del popolo, o che se ne svincolano appena costituiti, sono oggi la più grande minaccia alla Democrazia e ai Diritti Umani. Dappertutto emergono poteri forti, e la crisi economica, così come le ideologie folli, non contribuiscono che a rafforzarli e a farli apparire sempre più intoccabili. L'arrogante convinzione di possedere la verità e il mancato confronto con la società sono i due tratti che più minacciano la vita democratica e che, da una parte all'altra del mondo, soffocano la Democrazia in nome di principi e correzione.

 

 

 

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