Archive for May, 2011
Fammi aspettare
Attraverso le parole di Emanuel, che hai già scritto per il nostro blog, ci accostiamo a un tema finora non trattato. Un tema che fa parte, in un modo o nell'altro, del nostro quotidiano e che ci porta a riflettere sulla condizione di chi, perché anziano oppure non nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, viene spesso messo da parte, allontanato o trattato in malo modo. Una riflessione che ha pienamente a che fare con i Diritti Umani allorché questi incrociano il tema della Diversità, così come percepita nella società odierna, e ancor prima e soprattutto il tema del rispetto della Dignità Umana.
Il tempo che scandiva quella cipolla d’oro, con apertura a molla, non era certo il suo. Era più l’ostinato piacere del signor Damiano a farne scorrere le lancette, quando ormai tutti leggevano grossi e rossi neon o cristalli liquidi.
Era in anticipo, come sempre, e come sempre sorrideva nell’attesa, poiché davvero ne valeva la pena.
Gli occhi scattavano, scuri e sottili, dal quadrante tondo al portone illuminato. Ancora pochi secondi e sarebbero stati insieme.
Il ristorante era sempre quello, l’automobile anche. Il panama, pregevole ma fuori moda anch’esso, poggiato sul sedile posteriore, silenzioso passeggero. La prenotazione era per le otto e un quarto, ma ovviamente lui le disse che sarebbe passato alle otto, tenendo conto del ritardo…
Ma lei l’aveva ormai capito, e tardava di conseguenza! Che furbetta, la sua Alice…
Ancora un minuto e poi sarebbe arrivata, lo sapeva. Il coperchio del vecchio orologio scatta di impazienza, il suo sguardo si sposta ai minuti, ai ticchettanti secondi. Poi in un soffio, lei è lì accanto a lui, scivolata sul sedile del passeggero senza che lui se ne accorgesse, come sempre.
Per farsi perdonare l’attesa, di certo, eccole poggiare le labbra sulla guancia destra del suo innamorato. Poi uno stiletto di sole, il suo sorriso, più luminoso del lampione che li spiava con la sua luce.
- Perdono, sono stata trattenuta! – e rise come una bambina.
Lui mise in moto col cuore che esplodeva, come sempre dopo una di lei birbanteria. Già perdonatele ben prima di sentire le sue parole. Onorato testimone di tale misfatto, lui e nessun altro.
Galantemente, ma un po’ goffo su quei passetti frenetici, passò davanti al cofano della Giulietta e aprì la portiera per il suo amore. Lei scese elegante, sussurrò un “grazie” e a braccetto si incamminarono verso i portici sotto i quali li aspettava il ristorante.
I tacchi di lei sul selciato non si udivano, era elegante come una foglia. Lui arrancava rubicondo, deliziato dal corpo di lei.
Una stanza arredata in stile rustico, un gran camino, un pesantissimo lampadario in ferro e un’atmosfera sonnolenta e antica, pane e vimini, tovaglie un po’ ingiallite ma impeccabilmente pulite. Come sempre si sedettero in disparte, per coccolarsi un po’. Ordinò del vino rosso, ma non troppo costoso. Le avrebbe donato il mondo, se l’avesse voluto. Ma lei era semplice, e luminosa. Lei si scioglieva con ciò che la circondava, lo rendeva suo e lo migliorava con la sola sua presenza.
- Come sempre, sembra tutto buonissimo, amore! Guarda il piatto di quei signori, laggiù. Hai già deciso cosa prendere? – chiese lui affondando gli occhi dapprima nel menu, poi in quelli di lei che sorridevano.
- Sembri un bambino in un negozio di dolci, amore! Sei bellissimo!
- Dai, non prendermi in giro… – e timidamente rise, godendosi un’altra birbanteria che lei gli regalava!
- Non ho molto appetito di recente, lo sai. Mi lascio guidare da te, però. Forza, ordina qualcosa anche per me, mi fido dei tuoi gusti.
- D’accordo, amore.