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Archive for January 18th, 2011

Il Lavoro e la Felicità sulla Terra

Flessibilità, progetto, adattabilità,.. parole che, nello sforzo di attestarsi nel quotidiano, mirano a esorcizzare la paura che è implicita nel loro comune denominatore. Sì, di denominatore trattasi, e non di base… perché manca il terreno sotto ai piedi al pensiero che il filo conduttore sia: instabilità, discontinuità, precarietà.

A giovani di oggi si pretende di rimproverare la mancanza di iniziativa o un presunto atteggiamento supino, come se, allo stesso modo dei padri, potessero realmente aspirare alla tranquillità di un impiego unico, durevole e certo. I giovani di oggi si mostrano invece, sin dagli anni universitari, ben felici di scavalcare questa prospettiva e di potere guardare oltre, ma attenzione: l'esperienza è, per definizione, l'acquisizione di un sapere che si intende usare in un campo di applicazione. Ma a quando questa applicazione? Chi garantisce il diritto al lavoro?

Spesso, dietro il rimprovero di non essere abbastanza flessibili, si cela la plumbea e immobile mancanza di qualsiasi prospettiva concreta: le colonne vuote alla pagina Annunci di lavoro; un contratto interrotto per sfuggire all'obbligo di assunzione (fino alla recente amnistia in forza del contratto di collegato lavoro); l'imbarazzo del non potere pronunciarsi sul domani; l'umiliazione del dovere accettare ciò contro cui si vorrebbe lottare, contro il quale si è levati alta la voce; il lavoro autonomo come necessità di "arrangiarsi" e "inventarsi qualcosa", anziché come atto coraggioso di una giovane progettualità imprenditoriale.

Ma, ancor di più, la consapevolezza delle ripercussioni sul piano sociale. Il diritto al lavoro è un diritto umano, garantito dalla stessa Dichiarazione, è un diritto inalienabile che spetta ad ogni individuo.

Lo scoraggiamento, la sfiducia, la depressione, la paura sono catalizzatori di atti violenti, di disperazione, e la prima causa delle ostilità e della disgregazione sociale. Una società di uomini e donne che hanno la sicurezza del lavoro, che amano il proprio lavoro o che lo trovano un mezzo di nobilitazione e non di mera sussistenza, di sviluppo personale, intellettuale e umano, è una società più sana e pacifica.

Oggi vogliamo ricordare l'importanza del Lavoro sotto il profilo sociale, oltre che umano, mediante le parole di coloro che proprio il Lavoro hanno posto al centro delle loro riflessioni:

 

Il lavoro allontana tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno. (Voltaire)

La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature. (Franklin Delano Roosvelt)                                              

Il Governo ha due doveri: quello di mantenere l'ordine pubblico a qualunque costo ed in qualunque occasione, e quello di garantire nel modo più assoluto la libertà di lavoro. (Giovanni Giolitti)                                          

L'abitudine al lavoro modera ogni eccesso, induce il bisogno, il gusto dell'ordine; dall'ordine materiale si risale al morale: quindi può considerarsi il lavoro come uno dei migliori ausiliari dell'educazione. (Massimo D'Azeglio)

Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta della felicità sulla terra. (Primo Levi)

I tipi di lavoro sono due: il primo, modificare la posizione di materia sulla o vicino alla superficie della Terra rispettivamente ad altra materia simile; il secondo, dire ad altre persone di fare questo. Il primo tipo è brutto e mal pagato; il secondo è piacevole e pagato molto bene. (Bertrand Russel)

Il lavoro caccia i vizi derivanti dall'ozio. (Seneca)

La grande maggioranza delle persone lavora soltanto per necessità, e da questa naturale avversione umana al lavoro nascono i più difficili problemi sociali. (Sigmund Freud)

Nessun male sociale può superare la frustrazione e la disgregazione che la disoccupazione arreca alle collettività umane. (Federico Caffè)

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. (Assemblea Costituzionale della Repubblica Italiana)

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