Archive for November, 2010
Da lontano, un bacio…
Storie di illusioni e di disillusione, storie di sogni e di risveglio… ma anche storie di rancori e di dolore, di abnegazione e pentimento. Tanti sono i sentimenti che attraversano i giovani, gli uomini e le donne che dal nostro Paese si sono allontanati per cercare altrove la loro realizzazione, e tanti, sebbene diversi e tuttavia egualmente intensi, sono i sentimenti che attraversano i sensi e le membra di chi invece è rimasto, per inerzia o per scelta.
Ciascuno di noi, ragazzi, uomini di mezza età, donne e ogni cittadino italiano, può riconoscersi in uno o più personaggi del brano che segue. L'Italia rappresentata come mamma, che accoglie, che a volte non sa più dare, rimpianta ora e oltraggiata poi.
Una lettura che ci ha lasciato qualcosa nel cuore, grazie alle parole di Emanuel Riccobene.
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C'era una volta,
e neppure molto tempo fa, una mamma che aveva cento, duecento, mille figli. Erano tantissimi, così tanti che quasi ne perdeva il conto. E li amava tutti, dal primo all'ultimo.
Amava quel bimbetto minuto, con gli occhi grandi dietro occhiali ancor più grandi. Quello scricciolo che un giorno, al suo quinto soffio sulla candelina blu, abbracciandola disse: “Io da grande farò il giornalista! Voglio raccontare, a chi non può vederlo, com'è il mondo!”
Amava anche il dolce peso sulle ginocchia di quelle trecce bionde, di quegli abitini rosa tutti pizzo e fiocchetti che le parlava acuta, piccola e adulta, e le rivelava che la città le stava stretta, che non si divertiva abbastanza. Che aspettava un uomo che la portasse via di là, che la rendesse qualcos'altro.
Sorrideva alle grida dietro un pallone di quei matti, laggiù! “Attenti ai cocci di quella finestra che brillava integra fino ad un secondo fa, monelli!” Ma la voce è più lenta del vento. E quando arriva, i birbanti sono già scappati.
Non si addormentava finché sentiva uno dei suoi piccoli rombare 50 cc di rabbia sull'asfalto. Aspettava la fibbia del casco slacciarsi e l'ultima ambulanza spegnere il suo ululato, poi si coricava.
Bruciava per il figlio del fornaio, che sognava la bella vita a Hollywood o Parigi o Milano, e riversava la sua foga e speranza nel lavoro che fu di suo padre, che un lavoro non lo ha più. Lui Parigi non la vide mai, ma gli occhi di sua moglie erano il suo, di sogno.
E quel bimbo, così studioso e attento, con pochi amici che non avessero pagine e inchiostro e profumo caldo di stampa, di vita altrui, di una donna che non vedrà mai, di campi e terre che sono lettere e parole.
Tutti, li amava tutti. Dava loro un nome, una casa, la forza per calpestare il suo prato.
Poi, un giorno…
Venne un male e la colse, quando meno se la aspettava, come ogni cattivo di un romanzo, come il criminale di quel film in TV.
Dentro, le scavava le ossa, le impoveriva l'anima. Respirava a fatica, lei che era così forte, lei che li teneva tutti tra le braccia.
Tra le lenzuola penose, poteva solo ormai osservare.
Osservare il pellegrinaggio dei suoi figli. Sono mille, un milione! Ma non sono tutti lì.
C'è chi a Parigi è volato davvero, e di lei rimane la foto su una cartolina sbiadita che ha portato in un libro.
C'è chi la umilia, al tavolo di un bar, dove tutto è fumo e disillusione, e i bambini non possono entrare.
E quello lì? Non ha più gli occhiali, ha una cravatta e un telefonino. Non gli interessa più raccontare il mondo, lui lo odia il mondo. Arido come i campi che vende e affitta, nero come il colore che sfrutta nella sua fabbrica.
E quella serranda abbassata? Ma è quella del panettiere! Che Hollywood lo abbia reclamato? Che abbia realizzato il suo sogno? Invece eccolo lì, fa le consegne per un corriere, guardalo!
Ha tre bocche da sfamare, ora, e non se ne pente per un solo istante. Vorrebbe poter lasciare qualcosa alla sua piccola, come il vecchio fornaio buono che la bottega l'aveva creata. Ma prima vuol curare sua mamma.
Molti nemmeno vengono a salutarla. “Quella non mi merita. Io ho fatto tutto per lei, non il contrario”. “Fa finta, si riprenderà. Basta rimetterla un po' in sesto a modo mio… anzi, a modo nostro!”
E lei piange, e con le lacrime si riempiono cantine e metropolitane. Piove sui ripetitori e sulle parabole bianche. Distrutta e oltraggiata, lei ancora resiste per quelli che le vogliono ancora bene.
Ogni figlio mascalzone, che la gravava di debiti e pesi, ha la giusta ricompensa… una seconda possibilità.
Mamma, fatti forza. Io sono via, ma vorrei esser lì, perché tu sia orgogliosa di me come io di te lo sono.
Ho comprato un regalo per te! Te lo do a Natale…
Uno stivale, uno solo.
Tutto per te.
Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino
Antecedente alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo durante la Rivoluzione Francese venne stilata la dichiarazione che segue, con lo stesso scopo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, in modo tale che ciò che successe in precedenza e che portò alla Rivoluzione Francese non si ripetesse, eccone di seguito una traduzione definitiva a cura di Ketty Federico.
Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino 1789
I Rappresentanti del Popolo Francese, riuniti nell'Assemblea Nazionale, considerando l'ignoranza, la negligenza e la violazione dei diritti umani come le uniche cause del degrado della società, della corruzione pubblica e di governo, hanno deciso di dare voce a una solenne dichiarazione dei diritti naturali, inalienabili e sacri della persona umana. Questa dichiarazione, adesso presente a tutti i membri della società, ha il fine di rendere questi consapevoli dei loro diritti e doveri. Essa ha inoltre il fine di fare in modo che gli atti del potere, sia esso giudiziario, legislativo o esecutivo, possano essere messi a confronto in qualsiasi momento con quello che è l'obiettivo di ogni istituzione politica, e che quei principi ne risultino quindi maggiormente tutelati. Ha il fine di fare in modo che le denunce di cittadini, basate di seguito su principi semplici e indiscutibili, siano volte al mantenimento della Costituzione, e del benessere comune. Di conseguenza, l'Assemblea Nazionale riconosce e dichiara, alla presenza e sotto gli auspici dell'Essere Supremo, i seguenti diritti dell'uomo e cittadino.
Articolo I
Gli uomini nascono e rimangono liberi ed eguali relativamente ai diritti. Le distinzioni sociali possono basarsi esclusivamente su principi di utilità comune.
ARTICOLO II
Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescindibili dell'uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza contro qualsiasi forma di oppressione.
Articolo III
Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo, né individuo può esercitare un'autorità di cui non sia chiara emanazione.
Articolo IV
La libertà consiste nel potere fare tutto ciò che non nuoce ad altri: in tal modo l'esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo non ha limiti se non quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento degli stessi diritti. Questi limiti possono essere determinati esclusivamente dalla legge.
Articolo V
La legge può vietare esclusivamente le azioni dannose alla Società. Tutto ciò che non è interdetto dalla legge non può essere vietato, e nessuno può essere costretto a fare nessuna cosa che non sia da questa stabilita.
Articolo VI
La legge è l'espressione della volontà generale. Tutti i cittadini hanno il diritto di partecipare, direttamente o attraverso i loro rappresentanti, alla sua definizione. Questa deve valere per tutti, sia allorché protegga sia quando punisca. Tutti i cittadini, essendo uguali agli occhi della legge, avranno tutti parimenti dignità e accesso a posti e impieghi, secondo le loro capacità, e senza distinzione altra da quella delle loro virtù e talenti.
Articolo VII
Nessun uomo può essere imputato, arrestato o detenuto se non nei casi determinati dalla legge, e nel modo prescritto. Tutti coloro i quali indichino, trasmettano, eseguano o facciano eseguire ordini arbitrari, dovranno essere puniti. Ogni cittadino chiamato o arrestato ai sensi della legge dovrà invece immediatamente obbedire o si renderà colpevole di resistenza.
Articolo VIII
La legge non deve stabilire che delle pene strettamente ed evidentemente necessarie, e nessuno può essere punito se non sulla base di una legge stabilita e promulgata prima del delitto, e legalmente applicata.
Articolo IX
Ogni uomo è presunto innocente sino a quando venga riconosciuto colpevole. Allorché si riveli necessario arrestare una persona, qualsiasi applicazione della forza, che non sia necessaria per detenere questa persona, deve essere severamente repressa dalla legge.
Articolo X
Nessuno può essere molestato o discriminato per le sue opinioni, anche religiose, purché la loro manifestazione non turbi l'ordine pubblico stabilito dalla legge.
Articolo XI
La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell'uomo: ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo per l'abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge.
Articolo XII
La garanzia dei diritti dell'uomo e del cittadino richiede forza: questa forza è dunque istituita a vantaggio di tutti e non a beneficio di coloro ai quali è affidata.
Articolo XIII
Per il mantenimento della forza pubblica e per i suoi costi amministrativi, un contributo comune è indispensabile. Questo deve essere equamente richiesto a tutti i cittadini in proporzione ai loro mezzi.
Articolo XIV
Tutti i cittadini hanno il diritto di conoscere, direttamente o tramite i loro rappresentanti, la necessità dei contributi pubblici, a parteciparvi liberamente, a verificarne l’impiego e a seguirne la determinazione dell'importo, della distribuzione e della durata.
Articolo XV
La società ha il diritto di demandare all’agente pubblico la sua amministrazione.
Articolo XVI
Una società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri definita, non è in linea con la costituzione.
Articolo XVII
Dal momento che la proprietà è un inviolabile e sacro diritto, nessuno può essere privato della stessa, salvo che per necessità pubbliche, disciplinate dalla legge, chiaramente necessarie, e sotto la condizione di un compenso giusto e preventivo.