Archive for October, 2010
Caterina non ha gli occhi a mandorla

Dichiarazione Universale dei diritti Umani
Articolo 23 1) Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione. 2) Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro. 3) Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale. 4) Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.
Costituzione della Repubblica Italiana
Articolo 1 L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Articolo 4 La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Immaginiamo che una qualsiasi persona, supponiamo una ragazza, e ammettiamo che questa ragazza si chiami Caterina, legga i tre articoli sopra menzionati, e poi alzi un attimo lo sguardo per aria e ripensi.
Questa è la storia vera di Caterina, percorsa da un brivido di felicità nel 2006, al momento della laurea, e scossa da diversi brividi davanti a una drammatica deduzione nel 2010.
Quattro anni prima, Caterina, nel cuore di un corso universitario su Commercio internazionale e WTO, era stata sfiorata e infine letteralmente baciata dall’idea di onorare il suo percorso universitario con una tesi sul Diritto del Lavoro… o meglio, sui Diritti dei Lavoratori (che meritano, più di tutti, una maiuscola). Nel 2006, il primo pensiero era corso alle maquilladoras messicane, il secondo e definitivo alle cosiddette “Zone economiche speciali” in Cina. Queste aree erano caratterizzate da una sorta di anomalia del diritto e delle regole in genere: un luogo dove tutto è possibile… per le imprese: salari bassi, bassi standard di sicurezza sul lavoro, orari di lavoro estenuanti, ricoveri allestiti all’interno dell’impresa, cartelli tra le imprese, nessun rispetto dell’età minima per i bambini, aborti forzati per le donne… Se c’era una cosa che poi aveva colpito la giovane mente di Caterina era quella brutale e disumana pratica del sequestro dei documenti personali e dei contratti, che obbligava i poveri malcapitati a restare a qualunque condizione, poiché fuori dall’azienda, privi di documenti, sarebbero stati immediatamente arrestati e poi… non si sa.
E così Caterina espose quella situazione e ci imbastì sopra qualche teoria del Commercio Internazionale che potesse dimostrare che sul lungo periodo quella politica si rivela tutt’altro che buona e vantaggiosa. Sapendo, in cuor suo, che tutti avrebbero scambiato per buonismo e retorica qualsiasi argomentazione umanitaria, si focalizzò sul dimostrare che per le stesse imprese quel meccanismo si sarebbe rivelato un boomerang alla lunga, con una verve tale, quasi dovesse fermare i suoi professori… con palese e manifesto disappunto del togato centrale, il presidente di Commissione,… che rimase della sua opposta idea per tutto il tempo della dissertazione. Caterina finì poi per festeggiare la successiva stretta di mano con la gioia e l’euforia di una nuova vita in prospettiva e un po’ il magone per quei poveretti costretti a una situazione che aveva ispirato quelle 200 pagine di tesi e una dedica alle donne della sua famiglia.
Non c’è mai stato un contratto per Caterina, la crisi ha battezzato il suo ingresso nel mondo del lavoro ma non si è mai troppo trovata in difficoltà, dopo tutto. Caterina proviene da un Paese nel quale il presidente dell’Ente nazionale di previdenza sociale ci tiene alla sicurezza e all’ordine pubblico, quindi evita di rendere accessibili le proiezioni sulle pensioni future, sua e dei suoi amici. In più, vive in un Paese in cui al suo nuovo, sudato posto di lavoro, l’hanno accolta bene: ha firmato il contratto il primo giorno e non ha più ricevuto la controfirma, né il contratto… spariti entrambi. Déjà-vu, déjà entendu.. forse per questo l’ambiente le è risultato immediatamente familiare. Caterina vive in un Paese in cui si dichiara nero su bianco che il suo salario può essere adeguato ogni giorno e in cui sarà meglio che non si ammali troppo, perché l’assicurazione non se lo può permettere.
Caterina ha la fortuna di lavorare con le parole, e, a detta di suo padre, di avere una “voce da telegiornale”, che non le consente di stare zitta.
Caterina pensa che è triste che non ci sia nessuno al momento che possa scrivere una tesi sulla sua condizione e quella dei suoi ex compagni di classe, perché nessuno sta meglio dell'altro. Crede che la pressione all'aborto nella società occidentale si chiami "Non ti assumiamo se sei in età fertile" e che i cartelli siano stati ribattezzati col nome di Accordi tra Signori. E si chiede dove siano rimaste la dignità e la protezione contro la disoccupazione.
Non è importante se Caterina abbia o meno gli occhi a mandorla perché non c'è più zona speciale in una situazione generale.
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