Recent Posts
June 2010
M T W T F S S
« Apr   Jul »
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
282930  

Autodeterminazione dei popoli e del cittadino

Questo articolo vuole offrire  uno spunto di riflessione, nonché invitare al dibattito su  un concetto fondamentale, rintracciabile  
all’interno di precedenti  editoriali presenti sul blog: il concetto di “Autodeterminazione”. La scelta della prima persona, eccezione 
rispetto al registro usuale di questo blog, sveste il testo di qualsiasi ambizione sociologica o scientifica imposta, per invitare al 
confronto e all’integrazione di diverse letture sulla domanda: Cosa significa “Autodeterminazione”? Cosa è e come si presenta alla storia 
un popolo che si autodetermina? Cosa invece comporta la situazione  opposta?
diritti_umani_autodeterminazione01Il popolo che si autodetermina è, a parere di chi scrive, il popolo  che partecipa attivamente alla costruzione della propria identità. 
Così come i “concetti” linguistici, anche una “identità” necessita di  contorni che la definiscano. Ciò può accadere allorché oltre alla 
definizione della forma nella quale tale identità si esplichi (essere,  sostanza e il suo divenire nella società), si sia impegnati anche nel 
delineare dei limiti  e dei contorni che la racchiudano e la  distinguano dal mondo esterno.
Per la parte attiva e centrale  che il soggetto che si autodetermina  assume in questo quadro, il concetto di Autodeterminazione può 
considerarsi base sulla  quale si ergono le fondamenta della Democrazia.
Eppure: cosa dire della democrazia oggi? In Europa e nel mondo laddove  sono presenti forme di governi democratici, la democrazia è 
rappresentativa. Gli esempi di democrazia diretta possono essere  rintracciati ormai solo nei classici greci, nella Repubblica di Platone, e non appartengono al mondo moderno.
La democrazia indiretta può considerarsi una forma di  autodeterminazione? Il voto in questo senso colma il vuoto tra il  cittadino e il suo rappresentante, i sistemi democratici moderni prevedono lo strumento della delega…Ma cosa accade quando il patto  viene tradito?
Il nostro Paese per primo e , probabilmente più di altri, non è nuovo  a rimpasti, ribaltoni, passaggio di parlamentari dall’uno all’altro 
schieramento politico. Ciò mina senza dubbio la fiducia del cittadino  che abbia votato un candidato in relazione al quadro ideologico di 
collocazione dello stesso al momento del voto.
Scenari più tristi e importanti ci lasciano intendere che spesso lo  scollamento è forte e può divenire un baratro nei casi più seri: non 
mi stanco di richiamare l’attenzione  e di invitare alla lettura degli  editoriali sull’Iran presenti sul blog. Da un anno ormai i giovani 
iraniani della rivoluzione verde, manifestano instancabili contro un  risultato elettorale denunciato come falsato, che ha visto la 
riconferma al potere di Ahmadinejad e della dinastia dei Mullah, la  fine delle speranze dei tanti cittadini che avevano riposto la loro 
fiducia nel leader dell’opposizione.
Da un anno, giovani, donne, studenti, uomini di tutte le età si  muovono per le strade di Teheran, manifestano, salgono nella notte sui 
tetti,  sono massacrati dalle bastonate delle  milizie basiji (forza  paramilitare e sotto nessun vero comando costituito), nonché 
ricacciati e repressi dall’esercito, senza che venga accolto il loro  appello alla verifica o a nuove elezioni. Che governo è quello che non 
riconosce il dissenso della volontà popolare? Illegittimo e  violento… Mentre il popolo iraniano si appella a gran voce al 
principio di Autodeterminazione: che si chiami questo Neda morta per  le strade di Teheran, che sia una fascia verde al braccio, o la voce 
dei milioni di iraniani davanti alle ambasciate di tutto il mondo.
Lo stesso può dirsi in relazione ai fatti di Bangkog, che stanno  facendo tremare la Thailandia,  e a una fetta ampia del Medio Oriente. 
Lo stesso vale per molti Stati dell’Africa, teatro di scorribande e  razzie da parte dei Signori della guerra, e per altri dell’America 
Centrale, spesso dimenticati dalle pagine dei giornali. E ancora forti  sono le ragioni e di violenza e repressione i quadri dell’Ossezia e 
della popolazione curda.
 
Quale può ad oggi dirsi la forma di esercizio del voto più vicina al  principio di autodeterminazione? Al di là della sua  natura limitata a 
esprimere solo una conferma o un diniego, lo strumento che a molti  ancora (e lo dimostra la mobilitazione in queste  occasioni) appare 
irrinunciabile è il Referendum. In occasione del referendum, il  cittadino è chiamato a pronunciarsi direttamente . Purtroppo, come 
tutti sanno, a causa della diffusa sfiducia che spesso aleggia e della  demotivazione verso una partecipazione diretta, il referendum rimane 
uno strumento tristemente, erroneamente e pericolosamente  sottovalutato dai più.
Il quadro generale che coinvolge il nostro e altri Paesi rende  difficile azzardare previsioni sul futuro. In Italia, proprio il senso 
di disagio e il malessere hanno portato a una scissione talmente  profonda nella società che vede una parte completamente lontana e 
assente sul quadro della vita politica e l’altra (prevalentemente  composta da giovani, giornalisti, intellettuali, associazioni) attiva 
e mobilitata. Il precariato, l’autunno caldo del 2009 per le riforme  che hanno fortemente penalizzato il sistema scolastico, l’indulto 
prima e le leggi anti-intercettazioni dopo, hanno portato una parte  della nostra società a reagire e a rendersi conto che “occorre con 
determinazione prendere a autodeterminarsi”.
In molti casi, ciò ha visto sorgere nuovi movimenti e numerose liste  civiche in tutta Italia. La risposta del potere politico costituito? È 
stata quasi un rantolo e un borbottio, un lamento sulla fuga di voti e  di appoggio, nonché di risorse ora destinati a movimenti più piccoli, 
ma improvvisamente percepiti come vicini e capaci di dare voce…Cosa  che la nostra democrazia più istituzionale che rappresentativa aveva 
dimenticato.
Nel cuore di chi ancora crede, nel cuore di chi…”non perché ancora  vive di speranze, vuol sentirsi chiamare disperato”… alberga la 
speranza che questo sia un nuovo impeto alla vera autodeterminazione,  quella che questa  generazione di giovani non ha ancora mai conosciuto 
e della quale non ha memoria.

Autodeterminazione, alla  fine  di  questo editoriale sembra allora essere: consapevolezza riguardo al 
mondo in cui viviamo, capacità e desiderio di levare la nostra voce,  di partecipare alle decisioni e a rendere  questo mondo simile un poco 
a noi o mettere in esso parte di noi. Autodeterminazione è dal voto, allosciopero, dalla fecondazione artificiale, al testamento biologico.
L’Autodeterminazione ha allora a che fare con la nostra identità di   popolo e la capacità di esplicarla e darle corpo nello spazio intorno 
a noi.

O cosa altro ancora, me lo direte voi.Dedico questo articolo a un grande giornalista, i cui editoriali mi  hanno fatto battere il cuore e che spesso rimpiango di non potere da 
qualche mese più leggere, Edmondo Berselli.  Ciao Edmondo…
 

Leave a Reply

Iscriviti alla Newsletter

Recent Comments
Rss Feed Tweeter button Facebook button Technorati button Reddit button Myspace button Linkedin button Webonews button Delicious button Digg button Flickr button Stumbleupon button Newsvine button Youtube button

Optimized by SEO Ultimate