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Dichiarazione Universale dei Diritti Umani vicino a noi: nei principi e negli articoli

La donna della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani disse…

Dove, dopo tutto, hanno inizio i Diritti Umani? Nei luoghi piu' piccoli, vicino casa, così piccoli e vicini da non essere menzionati neppure sulle carte geografiche. Tuttavia questi luoghi rappresentano il mondo del singolo individuo; il quartiere in cui vive, la scuola o l'università che frequenta; la fabbrica, la fattoria o l'ufficio dove lavora. Questi sono i luoghi dove ogni uomo, donna e bambino cerca eguale giustizia, eguale opportunità, eguale dignità senza discriminazione. Qualora questi diritti abbiano poco valore in quei luoghi, essi ne avranno poco altrove." (Eleanor Roosvelt-presidente della Commissione dei Diritti Umani) Difficilmente ci viene in mente di guardare oltre noi stessi o pensare in termini semplicemente sociologici o politici alle grandi masse: gli italiani, gli arabi, gli americani… ciò che succede al nostro fianco spesso ci sfugge. Ci sfugge di applicare gli articoli di questa Dichiarazione Universale dei Diritti Umani all'essere umano che ci sta vicino, a fianco, ci ama, ci stima, ha bisogno di noi, comunque un essere umano come noi. Spesso cadiamo nell'egocentrismo, spieghiamo le nostre azioni come imposte dall'ambiente che ci circonda mentre quelle di tutti gli altri sono causa di una deformazione nella loro personalità sulla quale in un modo o nell'altro è necessario intervenire, guardare un altro o un'altra come un essere umano come noi viene spesso difficile: forse perchè dovremmo capire di avere limiti e difetti che non tanto accettiamo o tolleriamo di poterci riconoscere nello splendido dipinto che abbiamo di noi stessi. Vediamo allora particolari (facile cogliere un particole in chiunque che lo può rendere non lontamente paragonabile al modello di uomo che si può più o meno condividere) che per noi sono denotanti e connotanti una persona, solo quello o quelli e non altri…il rispetto dell'essere umano sfugge… Sembrerebbe forse una predica fatta da un pulpito, sopra tutti i fedeli, inferiori perchè in attesa della verità…ma qui non si è portatori di verità ma di principi di convivenza civile. Leggendo nella pagina riguardante la storia troverete che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sono una serie di principi su cui poi andare a fondare dei valori, sulla base del proprio pensiero politico o appartenenza culturale, questi principi sono comunque universali. Universale significa che valgono anche nella quotidianità non solo nelle parole date al vento verso ampi contesti… Queste osservazioni di E. Roosvelt, questi pensieri, riflessioni, sono illuminanti per chi si accinge alla lettura della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, in quanto non legge da rispettare ma principi fondanti per essere una comunità planetaria di esseri umani, garantire quindi una qualità della vita, che come migliora per chi abbiamo a fianco, migliora anche per noi…il nostro fianco poi si estende oltre i confini della nostra casa, città, stato, continente…ma non possiamo evitare che questi ci siano di ispirazione quando incrociamo lo sguardo di chi abbiamo vicino. Difficile concludere queste osservazioni, ma perchè farlo? Qui sotto c'è spazio per i vostri commenti….ed è il proseguo…

Il Diritto a vivere in un posto sicuro

Articolo 14 1 ) Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni. 2) Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite. L’articolo 14 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è nel mondo in cui viviamo e nel nostro Paese ad oggi di scottante attualità. Purtroppo in numerose nazioni al mondo, le popolazioni versano ancora in condizioni drammatiche, dal Medio Oriente, all’Africa, continente nel quale sono ancora in corso numerosissime guerre per il controllo delle risorse naturali o dei territori, ad alcuni Paesi del sud-est asiatico e del Sudamerica. L’Italia è sempre stato un Paese soggetto a forti ondate migratorie, negli ultimi anni tuttavia le leggi approvate dal governo italiano hanno  assunto una direzione di forte chiusura verso il possibile ingresso di nuovi immigrati: un es. per tutti la creazione di centri di permanenza a Lampedusa e quindi l’arresto ai confini del nostro Stato delle correnti migratorie. A questi provvedimenti si sono aggiunte vere e proprie questioni morali: una prima e una seconda volta l’indifferenza e il mutuo scaricarsi responsabilità e competenze hanno avuto come esito la morte e la dispersione in mare dei corpi di uomini, donne, bambini, a largo delle acque territoriali italiane e di Malta. Altre misure hanno fatto indignare l’opinione pubblica, come il rilevamento delle impronte digitali ai bambini rom o l’invito netto rivolto ai medici a denunciare il clandestino che si presenti in ospedale. Nella maggior parte dei casi, gli immigrati in ingresso in Italia sono individui incensurati e solo in fuga dalla triste realtà del loro Paese che sono costretti a lasciare, a volte ricadono nel caso della tutela del soggetto asilante politico,  in altri casi la criminalità organizzata è coinvolta invece nell’arrivo di questi individui, spesso anche a causa delle falle presenti nei nostri sistemi di controllo, o più tardi gli stessi per mancanza di alternative o di assistenza o di lavoro sono risucchiati in quei giri. Quel che si dimentica troppo spesso è il background di tragedia, dolore, morte, paura, lutto che fa da sfondo all’arrivo di questi uomini, di questi bambini, di queste madri nel nostro Paese. Sfuggiti alla morte, al massacro gratuito, alle intemperie del mare o al soffocamento del trasporto in massa, in fuga da un posto che spesso amano ma nel quale non sono più al sicuro. La peculiare situazione del nostro Paese, dal punto di vista geografico, dal punto di vista giuridico e dal punto di vista del funzionamento dello Stato sociale, ha originato tuttavia non pochi squilibri e non poche situazioni estreme: da una parte l’incuria nei confronti di situazione di emarginazione e degrado, la mancata accoglienza e il mancato inserimento, dall’altra parte concessioni e leggi a volte sregolate che hanno visto svantaggiati i cittadini italiani nella concessione di alloggi, posti negli istitui per l’infanzia e altre forme di assistenza rispetto agli stranieri. La crisi economica iniziata poco più di un anno fa ha notevolmente contribuito a inasprire questo scenario. Quali le soluzioni per il nostro Paese nel pieno rispetto della dignità e dei diritti umani?

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