Quante volte abbiamo già visto simili scene? mi riferisco ai massacri di questi giorni in Iran…A metà dello scorso secolo, poco più di 50 anni, in alcuni casi venti-trenta anni fà, anche la nostra cara vecchia Europa si tingeva da un angolo all ‘altro di sangue. Anche da noi, come oggi sta accadendo in Iran, la gente, tra la paura e l’ineluttabile sensazione che un cambiamento non poteva più essere rimandato, si lanciava nelle piazze, per le strade…Donne, uomini, ragazzini, madri con bimbi in braccio innegiando alla non-violenza e frementi di speranza nel domani, di attaccamento alla vita.
A me, come chi mi conosce meglio saprà, riecheggia negli orecchi il coro di centinaia di migliaia di persone: “Wir bleiben hier” – “Noi restiamo qui”…Ad un tratto è diventata la più temibile minaccia a un regime al quale fino a pochi mesi prima il terrore lo incutevano le fughe, la gente che metteva a repentaglio la propria esistenza pur di fare quel salto nel vuoto (molti ignoravano cosa accadesse dall’altra parte…e se di informazione si può parlare rimandava a scenari a tinte fosche).
I cittadini che minacciano “rimaniamo qui”, vogliamo riprenderci la nostra città, il nostro Stato…E’ questo che oggi fa paura anche al regime iranianano.
L’Iran è passato attraverso diverse rivoluzioni, con caduta pressochè trentennale. Magari, possiamo approfondire questo tema prossimamente per meglio imparare a leggere la storia di questo Paese.
Oggi, come già si avvertiva nell’aria a poche settimane dalle elezioni, grazie alla mobilitazione della società civile, specie dei giovani, l’intera società iraniana ha trovato la forza per alzare la testa…Avutisi i primi scontri, vissuta la prima repressione, la posta in gioco è diventata tremendamente alta e la scommessa forte, la strada a senso unico. Gli iranianai devono ora lottare con tutte le loro forze, non possono tornare indietro o la repressione sarà ben maggiore, il bagno di sangue più ampio e la speranza di un futuro si allontanerà ancora una volta…chissà per quanto tempo.
Per questo, dinanzi allo scoramento che avverto, che penso voi tutti avvertiate, a fronte delle tiepide dichiarazioni della Comunità Internazionale, occorre che in ogni modo, anche il meno convenzionale, il meno tradizionale, ma il più diretto possibile ognuno di noi continui a sensibilizzare, dare il proprio contributo, fare sentire la propria voce!